mercoledì, agosto 19, 2026

Tommaso Merlo

 La fine dell’impero, l’Iran e la nuova strada


Trump dice di controllare lo Stretto di Hormuz ma ormai non controlla più nemmeno il suo sfintere e le navi americane di stanza nel Golfo è già tanto se stanno a galla. La corruzione dell’impero americano è peggiore del previsto, la mafia bellica americana si è fottuta trilioni di dollari distraendo le masse con la spazzatura hollywoodiana e mandando al fronte lo scarto della società capitalistica da trattare poi di conseguenza. E mentre i gerarchi dell’impero ingrassavano satolli in quel di Washington, i loro nemici passavano umilmente allo schema del videogioco bellico successivo, quello dove si impugna un joystick invece del fucile e vola di tutto. Dopo decenni di devozione al dio danaro e col profitto come unica filosofia di vita, perfino la superiorità militare americana su cui si basano gli equilibri mondiali si è rivelata un epocale bluff. Non resta che avere pazienza e anche questo impero di latta ce lo leveremo dai piedi. Tempi davvero duri per le colonie come quella italica, prima o poi bisognerà decidere se trovarsi un nuovo padrone oppure magari decidersi a diventare adulti e scegliere una strada più intelligente. Ma incombe la cronaca dal fronte. A Teheran svolazzano falchi che pretendono sostanzialmente la resa americana incondizionata. Hanno anche minacciato un cambio di strategia, non si limiteranno cioè a rispondere alle aggressioni ma attaccheranno per primi. Vogliono che gli americani raccolgano i loro stracci e lascino il Golfo per sempre. Dopo aver raso al suolo basi militari miliardarie, l’Iran è in grado di affondare tutte le bagnarole americane che bloccano lo Stretto e colpire i marines rifugiati in Israele come una manica di palestinesi qualunque. Dopo mezzo secolo di assedio, egemonia. L'Iran vuole anche i soldi rubati, i danni e la fine delle sanzioni, ma il suo futuro economico è comunque ad est, con la Cina come punto di riferimento e la loro priorità è consolidare la vittoria strategico militare al momento. Il grande interrogativo è se i falchi di Teheran coglieranno o meno l’occasione storica per andare fino in fondo anche liberando una volta per tutte la Palestina oltre che il Libano e lo Yemen come spera il mondo intero. Oramai dalla parte degli aggressori americani e sionisti ci sono solo le classi mediatiche e politicanti colluse col corrotto sistema occidentale, i popoli compreso gran parte di quello americano, vogliono la fine dell’impero e del clan sionista che lo ha infestato. L’Iran ha quindi anche un vantaggio politico ma deve agire con cautela per evitare una escalation che alteri i rapporti di forza vigenti o addirittura porti ad un conflitto mondiale che la Cina per adesso vuole evitare perché non ancora pronta come del resto la Russia che è già impegnata a sconfiggere la Nato altrove. Certo, l’elezione di un presidente incontinente anche di cervello, ha accelerato il crollo imperiale ma il sistema era marcio da tempo. Decenni di devozione al dio danaro e col profitto come unica filosofia di vita. Con la guerra  business come un altro e la politica bagascia delle lobby. Pare che in queste settimane nei corridoi della Casa Bianca si stia parlottando di usare armi nucleari tattiche da lanciare contro la solita mitica montagna identificata dagli stessi servizi segreti che erano certi che assassinando l’Ayatollah e la sua famiglia e pagando qualche scalmanato, la Repubblica Islamica sarebbe crollata su se stessa in poche ore. Sono al buio, sia di idee che di opzioni militari e cercano più che altro un colpo di scena per permettere a Trump di congedarsi fingendosi vincitore. Quello che impedisce a Trump di arrendersi sono infatti sia i suoi padroni sionisti che quello che rimane del suo ego tossico. Trump ha trascinato l’impero in una sconfitta storica e se la fa sotto in tutti i sensi. E' letteralmente terrorizzato dalla verità sulla sua performance come presidente ma anche come uomo nella vita. L’elemento che potrebbe sbloccare la situazione è il crollo finanziario che secondo gli esperti è imminente se Trump non si sbriga a calare le braghe. Finora la situazione ha retto perché il casinò borsistico in Occidente ha rimpiazzato l’economia reale, ma oramai le manipolazioni non riescono più a nascondere la carenza di carburante che è essenziale per far funzionare il lunapark capitalistico. Oltre al bluff della superiorità militare americana su cui si basano gli equilibri mondiali, anche il bluff economico con una superpotenza fallita e un sistema il cui unico vero prodotto caratteristico è una immonda ingiustizia sociale. Non resta che avere pazienza e anche questo impero di latta ce lo leveremo dai piedi. Tempi davvero duri per le colonie come quella italica, prima o poi bisognerà decidere se trovarsi un nuovo padrone oppure magari diventare adulti e scegliere una strada più intelligente. Quella della vera democrazia libera dalla mafia bellica e lobbistica, quella della cooperazione internazionale e della pace.

Tommaso Merlo

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martedì, agosto 18, 2026

lunedì, agosto 17, 2026

domenica, agosto 16, 2026

venerdì, agosto 14, 2026

Tommaso Merlo

 Putin, l’attacco all’Europa e la speranza


A Putin conviene attaccare l’Europa militarmente. Adesso che il riarmo europeo è solo all’alba e nel bel mezzo della disfatta americana in Iran. La Russia ha di fatto demilitarizzato la Nato, ha polverizzato tutti i suoi arsenali mentre gli americani hanno sprecato le loro rimanenze per servire i loro padroni sionisti nel Golfo. L’Occidente è disarmato mentre l’industria bellica russa procede a pieno regime e si avvale anche della collaborazione nord coreana, iraniana e soprattutto cinese. Il momento migliore per Putin per dare una lezione ai russofobi di Washington e Bruxelles che perseguitano la Russia da decenni e si erano illusi che sfruttando quegli utili idioti di Kiev potessero coronare i loro sogni napoleonici. Putin avrebbe poi tutto il diritto di colpire le fabbriche sul suolo europeo in cui si producono i componenti per i droni che l’Ucraina usa per i suoi attacchi terroristici in territorio russo tipo la ripugnante strage sulla spiaggia in Crimea. Le coordinate per tali porcherie gli vengono fornite dagli americani, anche quelle per l’attacco ad una delle residenze di Putin tempo fa. Oggi la Russia è militarmente superiore all’Occidente, dispone di missili ipersonici inarrestabili e devastanti, ha già mobilitato un imponente esercito e può contare su un impressionante arsenale nucleare. È poi un paese compatto attorno alla sua leadership e che combatte per la propria sopravvivenza mentre l'Occidente combatte controvoglia una guerra per procura per volontà di detestate classi deficienti e dei loro padroni della lobby della guerra. E in guerra movente e leadership sono decisivi. Ma politicamente, a Putin non conviene attaccare frontalmente l’Europa almeno per il momento, gli conviene limitarsi a difendere le petroliere della flotta ombra come dichiarato in queste ore e completare nel frattempo le operazioni in Ucraina entro l’inverno e poi valutare. Un attacco diretto in Europa infatti, permetterebbe ai russofobi delle classi deficienti politiche e mediatiche di starnazzare alle masse tutto il loro viscerale odio, compattare i guerrafondai e lanciare la mobilitazione in nome del suicidio di massa nucleare. Putin aiuterebbe cioè i suoi nemici ad uscire dallo stallo, nemici che sono detestati dai loro stessi popoli e che hanno quindi vita politica breve. Gli conviene avere pazienza. Merz in Germania è considerato una prostituta dei guerrafondai di Bruxelles, di quelli dei fondi di investimento e dei sionisti, a spopolare è la destra dell'AfD che vuole una pace immediata con la Russia e la neutralità dell’Ucraina. Lo stesso vale per le destre populiste inglesi che stanno scaldando i motori per governare e vogliono un negoziato di pace con Mosca. Anche in Francia sta cambiando il vento col guerrafondaio Macron che è odiato a morte anche da suo marito mentre l’Italia è politicamente già estinta a furia di votare imbecilli. Una Europa mai così debole e divisa, spaccata tra popoli e classi deficienti e spaccata tra stati membri dell’ammucchiata tecnocratica nata per difendere la pace e che sta schiattando per difendere la guerra. Nonostante l’Occidente abbia superato ogni linea rossa, Putin ha sempre evito una escalation potenzialmente mondiale. Checché ne dicano le newsletter della Nato travestite da giornalismo mainstream, Putin ha storicamente perseguito una politica di apertura verso l’Occidente ed è considerato un moderato che anche di recente è stato spronato dalla Duma ad usare la mano pesante con Kiev e chiudere la pratica. Putin ha sempre visto l’Europa come un mercato e un partner naturale ed i rapporti stavano crescendo fino a quando dopo decenni di lavoro nell’ombra, la lobby della guerra a matrice americana è riuscita a distruggere tutto con noi servi europei che gli siamo andati dietro compromettendo la nostra principale risorsa energetica in pieno declino. Un vero e proprio suicidio politico ed economico di cui prima o poi dovranno rispondere. Ma ora possiamo solo sperare che la situazione non sfugga di mano e si diriga verso la conclusione. Con la resa incondizionata di Kiev e l’esilio di Zelensky mentre quello che resta dell’Ucraina diventa neutrale come poteva essere deciso senza sparare un colpo. Altra speranza è che Trump riesca nell’impresa di far schiantare l’impero americano prima del previsto trascinando nel baratro anche la lobby della guerra e lo stato profondo. Aggiungendo la disfatta ucraina a quella iraniana, Trump passerà alla storia per aver archiviato la fasulla egemonia e la disastrosa leadership americana in tempi record. Quanto a noi colonie europee, la speranza è quella di liberarci il prima possibile dalle classi deficienti che ci hanno trascinato in questo vicolo cielo. Liberarci da una politica inetta, da media venduti, dal servilismo americano, dai deliri della lobby della guerra camuffata da Nato e riprendere la strada del dialogo e della cooperazione con la Russia come con tutti i paesi. La strada costituzionale della pace e della vera democrazia in cui venga vietata ogni interferenza lobbistica e in cui questioni vitali come la guerra tornino saldamente nelle mani del sovrano e cioè del popolo. 

Tommaso Merlo