venerdì, settembre 04, 2026

Tommaso Merlo

 La festa del governo Meloni e lo stallo


Il governo Meloni festeggia gli oltre 1400 giorni di poltronaggine governativa. E ne hanno ben donde. Altri anni di mega stipendi e viaggi in giro per il mondo tra tappeti rossi e galà a fingersi statisti nonostante la realtà dimostri una totale assenza di idee, di slancio, di capacità, di sapienza, di merito, di visione politica. Il governo più inutile della storia repubblicana frutto di classi insipienti che sono la vera condanna del nostro paese. Davvero una grande festa. Dalle ville romane passeranno presto a quelle sulla costa che si godranno nei loro vestiti di sartoria con frittura mista e bollicine gelate ad attenderli ad ogni tramonto. Evviva. Poi certo, milioni di italiani sono alla fame e non si curano nemmeno più, ma alla fine chissenefrega. Nella vita c’è chi vince e chi no. E poi il governo Meloni ha ben altre priorità che occuparsi di quei perdenti e pure un po' sfigati che sono i poveri ed i fragili e cioè oramai la stragrande maggioranza degli italiani. Priorità tipo nascondere l’inettitudine cavalcando bolle mediatiche a sfondo patriottico. Tipo nascondere la complicità nel genocidio del secolo e il vassallaggio a chi comanda davvero oltralpe ma senza buttare il sovranismo nell’umido. Tipo sottrarre miliardi ai nostri figli e nipoti per riarmarsi in vista della terza guerra mondiale contro la Russia fregandosene della volontà popolare e per la felicità della bulimica lobby della guerra. Tipo negare la montagna di promesse non mantenute e riuscire comunque a riciclarsi per il prossimo giro di giostra. Facendo reggere i sondaggi ungendo i propri tifosi e sperando che la metà di cittadini spariti dai radar rimanga dov’è. Tipo spacciare tale deprimente e pericoloso stallo politico come normalità democratica. Se l’Italia sta letteralmente scomparendo a livello demografico, a livello politico è di fatto già scomparsa visto che all’estero non esistiamo mentre a casa nostra siamo vittime degli stessi problemi strutturali da decenni con la politica che ha smesso addirittura di parlare come se desse per scontato di non poterci fare nulla. Prima promettono la luna a vanvera, poi si piazzano su qualche poltrona strapagata e nonostante non combinino una beata mazza di nulla, non fanno una piega. Ed anzi, continuano a ricandidarsi per tutta la vita. Come se anche la droga del potere e dei soldi e dello status desse sempre meno assuefazione costringendoli a recitare i loro personaggi pubblici fino ad un passo della fossa fottendosene delle macerie che li circondano. Se stessi first. In passato fallivano ma almeno ci provavano a risolvere i problemi, oggi siamo al punto che non si capisce cosa diamine facciano dalla mattina alla sera se non godersi l’alta società romana in attesa della carnevalata elettorale successiva. Più che politica, comunicazione. Più che dei leader degli influencer del nulla poltronistico che invece di ragionare scrollano e invece di discutere postano frasettine d’asilo nido per autocelebrare la propria immagine o denigrare quella altrui. Più che personalità politiche, profili social. Più che cittadini, followers e più che partiti delle agenzie di marketing con lo scopo di convincere i residui consumatori di propaganda elettorale e panzane assortite a mantenere l’appetito. Siamo al trionfo storico della mediocrità elitaria, dell’ipocrisia istituzionale e dell’inconsistenza politica. Siamo ad un deprimente e pericoloso stallo spacciato alle masse come normalità democratica e senza reali alternative. Un quadro aggravato da sfide politiche globali che trapassano i confini fottendosene dei patrioti de noialtri e di un contesto internazionale sempre più turbolento e complesso. Per tenere il passo e magari riuscire pure a dire la nostra, a Roma servirebbe il meglio delle teste ma anche dei cuori che il nostro paese è in grado di esprimere in ogni settore. Ed invece il marciume è tale che le persone di valore si tengono lontano dalla cloaca politica e molti giovani qualificati scappano all’estero. Un suicidio generazionale aggravato da una politica che premia coloro che garantiscono al sistema di sopravvivere. Più sei scarso ma utile più sali e una volta accomodato non ti smuove più nessuno perché più sali e meno devi rispondere dei risultati. Un suicido meritocratico. L’importante è ungere il boss giusto al momento giusto e una volta unito alla cordata vincente, non mollare la presa. Un suicido politico frutto dell’egoismo viscerale e cioè di arrivisti che mettono prima se stessi, la propria cricca, il proprio partito, la propria carriera e quel potere che apre le porte all’alta società. Un suicidio nazionale. Già, davvero una grande festa quella del governo Meloni. Altri 1400 giorni di poltronaggine governativa tra mega stipendi e viaggi in giro per il mondo tra tappeti rossi e galà a fingersi statisti nonostante il nostro paese stia letteralmente scomparendo senza che nessuno muova un dito e tantomeno il governo più inutile della storia repubblicana.

Tommaso Merlo

Governo Meloni


 

giovedì, settembre 03, 2026

martedì, settembre 01, 2026

lunedì, agosto 31, 2026

domenica, agosto 30, 2026

Tommaso Merlo

 Report, i sionisti e l’Italia moribonda


I sionisti non vogliono smettere di sterminare palestinesi, vogliono che si smetta di parlarne. Per questo hanno ammazzato centinaia di giornalisti a Gaza, e per questo impediscono alla stampa internazionale di entrare nella Striscia e nei decenni hanno corrotto i principali media mainstream occidentali. Per controllare la narrazione, per spacciare l’apartheid genocida come democrazia modello e scaricare le colpe sulle loro vittime. Tutto inutile grazie ad internet e alle vittime palestinesi che hanno mostrato in diretta social il proprio sterminio, ma la sostanza è questa. Potenti che non avendo nessuna intenzione di fare passi indietro o cambiare, censurano o ricorrono alla propaganda in modo che non emerga la verità ma una narrazione di comodo che gli permette di continuare le loro malefatte in santa pace. Quello che sta succedendo a Report. Una trasmissione che i potenti perseguitavano da anni perché capace di fare breccia nel muro di ipocrisia ed omertà tipico dei palazzi di paesi moribondi come il nostro. Da noi fare vero giornalismo ormai è eroico. Perché vieni ghettizzato e perché dare fastidio ai potenti è pericoloso e se vuoi fare carriera ti devi accodare a qualche cordata economica o ideologica, vendere l’anima al diavolo e abbassare la testa. Il risultato è drammaticamente noto. Redazioni talmente screditate da venire mantenute dai loro padroni o dallo stato invece che da telespettatori e lettori che da anni sono in fuga verso fonti più attendibili o verso l’indifferenza che è sempre meglio che venire presi per i fondelli. Propaganda permanente spacciata come giornalismo e depravazione conformista a gogò. Nei paesi civili trasmissioni come Report sono normalità, sono il modo in cui si fa giornalismo. E questo perché i potenti hanno l’obbligo della trasparenza totale verso i cittadini e non devono esistere dubbi e zone d’ombra per nessuna ragione. Non dovrebbero esistere nemmeno i segreti di stato, figuriamoci i segretucci meschini di qualche poltronaro impenitente. Una vera e totale libertà di stampa è un diritto sacrosanto in una democrazia sana, un pilastro del sistema perché se manipoli la narrazione pubblica impedisci ai cittadini di conoscere la verità su quanto succede nel loro paese e su chi siano davvero i potenti di turno, e quindi gli impedisce anche di votare in modo consapevole. È una questione politica sostanziale, non marginale. Se certi personaggi indegni raggiungono i vertici dello stato e si godono carriere decennali nonostante la loro inettitudine, è proprio perché il dibattito pubblico è profondamente inquinato da un fasullo giornalismo che in realtà è faziosa e perenne propaganda politica a favore di cani e porci. Una cagnara perenne che impedisce alla verità dei fatti di emergere e quindi alla storia di fare il suo corso. Da una informazione seria e professionale, siamo passati alla continuazione della campagna elettorale anche durante tutta la legislatura, con una manipolazione costante del dibattuto pubblico. Uno scempio mediatico. A livello di libertà di stampa l’Italia è dietro a molti paesi africani e mediorientali eppure i potenti di turno non fanno nulla e questo perché non gli conviene. Ai potenti conviene la propaganda o presunti giornalisti che non osano mai farla fuori dal vasino per non perdere il loro posticino al sole. Una mafia culturale che infesta anche il mondo dell’informazione con redazioni che fungono da capi tifosi delle rispettive squadre partitiche. Esaltano i loro e infangano i nemici mentre la verità diventa un dettaglio per ingenui idealisti. Col risultato che in assenza di una stampa cane da guardia, la qualità della politica è gravemente peggiorata perché libera di dare il peggio di sé e non risponderne mai. Col risultato che gran parte dei cittadini non vota e non segue più perché disgustata da un sistema sempre più anche moralmente marcio e non all’altezza né dei tempi né delle loro consapevolezze. Col risultato che l’Italia è un paese moribondo che si scaglia contro l’unica oasi di giornalismo con un minimo di denti come Report colpevole di non permettere ai potenti di spacciare il marciume come normalità e di farsi i propri sporchi comodi in pace. Giornalisti che diventano spioni infami e fastidiosi intrusi da fermare altrimenti crollano i sondaggi e lorsignori rischiano immagine e poltrona e quindi quanto di più caro hanno al mondo. Classi delinquenti che non vogliono solo il privilegio dell’impunità ma anche della opacità. In questa Italia moribonda come a Gaza. Potenti che non avendo nessuna intenzione di fare passi indietro o cambiare, censurano o ricorrono alla propaganda in modo che non emerga la verità ma una narrazione di comodo che gli permetta di continuare le loro malefatte in santa pace.

Tommaso Merlo