venerdì, ottobre 09, 2026

Tommaso Merlo

 I sovranisti del loro deretano e l’insurrezione


Questo governo becero non ha mosso un dito neanche per fermare un genocidio ma tira fuori gli artigli per cambiare le regole del gioco elettorale in modo da ottenere più poltrone e continuare a godersi l’alta società. E questo nonostante l'Italia sia sull’orlo del baratro per colpa della loro inettitudine e dell’assenza di qualsivoglia idea su come uscirne. Stessa storia del tentativo di sottomettere la Magistratura per poter sguazzare nelle zone grige riservate ai potenti in santa pace poi finita col boomerang referendario sul loro nasino all’insù. I celebri sovranisti del proprio onorevole deretano. Sono decenni che la politica italiota non riesce nemmeno a mettersi d’accordo su come contare i voti e come rapportarsi in modo sano con gli altri poteri democratici e queste destre cafone non potevano certo esimersi dal provare a manomettere il sistema. Non capiscono come sia il buon esempio l’essenza di una buona leadership. E dato che nella vita contano i fatti e non le chiacchiere, il disgusto dei cittadini verso lorsignori è pienamente meritato. Politicanti dalla lingua biforcuta, dalla faccia di tolla e dal cuore di pietra che sprecano tempo ed energie per capricci di casta invece di farsi in quattro per alleviare le sofferenze di una popolazione sempre più povera, esasperata e allo sbando. Lavoro per cui i politicanti sono profumatamente pagati, risolvere i problemi concreti preferibilmente facendo meno chiasso possibile. Davvero, lo spreco di risorse pubbliche più indigesto in paesi come l’Italia è quello per mantenere l’abnorme carrozzone politico che invece di fungere da soluzione ai mali che ci affliggono, rappresenta il problema principale. Perché non solo non combina una mazza, ma impedisce alle forze sane e capaci di provarci. Ci vorrebbe una insurrezione generale di tutte le persone perbene che chiedono semplicemente una politica degna. E potremmo essere vicini ad una svolta. Con la pancia vuota e le palle piene anche la pecora più menefreghista e mansueta si mette a dare cornate. Scarseggia il gasolio che è la linfa del lunapark occidentale e sta diventando un lusso anche una mediocre sopravvivenza. Altro che sogni di gloria consumistica, pezze al culo e rischio di finire in mezzo ad una strada. Il tutto grazie agli illuminati statisti di Washington e Bruxelles che hanno scatenato la guerra nientepopodimeno che contro le nostre principali fonti energetiche. Drogati di arroganza e preportenza pensavamo che l’Impero occidentale prevalesse facilmente anche questa volta a suon di bombe intelligenti e menzogne a grappolo. Ed invece eccoci qui, alle porte di quello che gli analisti definiscono un cataclisma economico. Anche se le guerre finissero oggi, ci vorranno anni per tornare alla normalità. E la pace è lontana. Sia Russia che Iran non hanno nessuna intenzione di trattare con gentaglia che si rimangia la parola il giorno dopo o addirittura ammazza i negoziatori. Mosca vuole risolvere le reali cause del conflitto sul campo di battaglia e anche l’Iran è determinato a combattere per la sopravvivenza fino alla fine. Mentre la Nato rutta senza uno straccio di prova contro la Russia pare che Trump voglia dare fondo agli arsenali e alla pazienza dei suoi generali che da mesi suggeriscono di fare le valige. Nessuno sa cosa abbiano in mano i sionisti per ricattare il presidente americano ma stando ai fatti deve essere qualcosa di davvero immondo. Secondo alcune gole profonde la demenza senile di Trump è degenerata al punto che potrebbe ricorrere all’atomica mentre i tre neuroni sani che gli rimangono hanno capito che l’invasione di terra è un suicidio. Nel frattempo l’Iran controlla lo Stretto e si gode lo spettacolo dei sondaggi di Trump che precipitano e dei costi del lunapark occidentale che decollano. Rischiamo un cataclisma economico che potrebbe però rivelarsi una grande opportunità di cambiamento radicale. Questo governo becero che non ha mosso un dito per fermare un genocidio non poteva che inchinarsi servilmente ai padroni dell’impero. I famosi sovranisti del proprio deretano e del paese altrui. Ma con la pancia vuota e le palle piene anche la pecora più menefreghista e mansueta si mette a dare cornate. Già, ci vorrebbe una insurrezione generale di tutte le persone perbene per ottenere perlomeno una politica degna che scelga la pace e si faccia in quattro per fare il suo lavoro e cioè risolvere i problemi dei cittadini. 

Tommaso Merlo

giovedì, ottobre 08, 2026

mercoledì, ottobre 07, 2026

Tommaso Merlo

 Pd, Movimento e la folata socialista


Pd e presunto Movimento litigano mentre la Meloni ride sotto i baffi e pensa ai ritocchi per affrontare un altro giro di giostra. Conte vuole le primarie mentre il Pd no perché sa che le può perdere. Elly Schlein sarà anche una brava ragazza ma ha il carisma di una animatrice dell’oratorio e l’unica cosa che ha cambiato alla fine è il suo guardaroba. Con lei il Pd rischia di sprofondare sotto il 20 e per questo potrebbero giocarsi all’ultimo la carta Bonaccini, il presidente del partito che piace ai trombosauri e forse a qualche casalingua in più. Oppure la carta Salis che sicuramente batte Bonaccini sul piano estetico e in tempi di bolle mediatiche ed influencer politicanti non guasta. Già, Pd e presunto Movimento stanno litigando su chi comanda ma del resto non ha senso che il Pd accetti che sia Conte il leader del Campo Santo, il suo partito ha meno voti, è detestato dall’estrema destra pidina e la pensa diversamente su questioni vitali. Già, litigano anche sui contenuti e perfino sulla guerra con la Russia con le sue devastanti conseguenze sociali. Ci stiamo dissanguando per riarmarci fino ai denti mentre perfino fare la spesa e la benzina è diventato un lusso e questo per combattere la nostra fonte energetica nonché vicina di casa col rischio di una escalation mondiale nucleare. Autolesionismo schizofrenico sostenuto fermamente dal Pd, la filiale locale del clan guerrafondaio di Bruxelles. Anche sul genocidio del secolo Pd, presunto Movimento e cespugli rossastri hanno dimostrato diverse sensibilità. Il Pd annovera addirittura tra le sue fila dei sionisti nostrani che vogliono intimidire il dissenso con la fregnaccia dell’antisemitismo. Altro contenuto vitale perché con risvolti sulla sovranità politica italiana e sul rispetto dei valori costituzionali. E visto le abissali divergenze tra gli ospiti del Campo Santo, non si capisce perché diamine vogliano andare a governare insieme se non per ragioni di poltrone. Fingendo di andare d’accordo oggi per raccattarne e fingendo dopo per tenersele. Già, siamo alla solita accozzaglia partitocratica messa insieme a fini elettorali più che politici. Se perdono si divideranno il giorno dopo le elezioni e se vinceranno daranno vita a un governucolo stitico e anemico presto rimpiazzato da qualche salvifico tecnico. Ed è così che la politica si allontana dal popolo e perisce, quando i partiti mettono prima i loro interessi elettorali dei contenuti e dei cittadini. Quando nasce nei palazzi. Finora il Campo Santo non ha infatti acceso nessun entusiasmo. Di questo passo lascerà il governo del paese alle destre più becere della storia mentre il primo partito resterà quello dell’astensione per esasperazione. Alzando lo sguardo oltralpe invece, sono due i venti in circolazione ed entrambi radicali. Uno è quello nazionalista che soffia in Germania e che potrebbe vincere in Spagna, folate conservatrici frutto del declino economico unito alla trasformazione della società a causa dell’immigrazioni di massa. Paure a cui rispondono mettendo la retro. Frustrazioni a cui rispondono chiudendosi. Lo slogan comune è quello della remigrazione mentre in Inghilterra dibattono se gli inglesi veri siano solo quelli con la pelle bianca o meno. E dato che non c’è come la paura e l’odio per raccattare voti, l’Europa sarà presto più nera anche politicamente. Sempre meglio comunque dei burattini lobbistici anche perché questa destra perlomeno vuole la pace con la Russia e rigetta il giogo sionista. Poi c’è un altro vento che ha in Mamdani il suo esponente più illustre, un movimento che si definisce “socialista” e propone una politica sobria, focalizzata sui problemi concreti e che alla deriva oligarchica contrappone stato e giustizia sociale. Idee non nuove ma che stanno rifiorendo dal basso tra le macerie del turbocapitalismo americano. La differenza principale con quelli di destra è che i socialisti vedono la nuova società multietnica come una risorsa e non come un problema, come una realtà da cui partire per andare avanti e non indietro. Lo stesso Mamdani è un immigrato, un membro di una nuova società civile che invece di subire angherie e complessi dagli autoctoni, si rimbocca le maniche per dare una sistemata alla loro nuova e malconcia casa occidentale. Socialismo che punta sulla fiducia invece che sulla paura e sull’inclusione perché non si ferma al colore della pelle ma percepisce oltre il comune destino del cittadino e in generale dell’essere umano. Una politica umile e sensibile verso gli ultimi ma che ha il coraggio di affrontare i grandi mali del nostro tempo che sono la perdita di sovranità a favore dei potentati economici, la deriva consumistica dell’esistenza anche collettiva e l’autodistruzione ambientale e bellica. E se in Italia Vannacci sta tentando di sfruttare la brezza nazionalista, dall’altra parte persiste la bonaccia da quando il presunto Movimento ha deciso di mettersi la cravatta nel tentativo di accoppiarsi con Pd e cespugli rossastri. E se continueranno a litigare su chi comanda e sui contenuti, la Meloni concederà un facile bis. Quanto al partito dell’astensione per esasperazione che detiene la maggioranza assoluta, l’unica speranza e che anche da noi arrivi qualche benefica folata socialista. 

Tommaso Merlo

martedì, ottobre 06, 2026

domenica, ottobre 04, 2026

sabato, ottobre 03, 2026