domenica, agosto 30, 2026

Tommaso Merlo

 Report, i sionisti e l’Italia moribonda


I sionisti non vogliono smettere di sterminare palestinesi, vogliono che si smetta di parlarne. Per questo hanno ammazzato centinaia di giornalisti a Gaza, e per questo impediscono alla stampa internazionale di entrare nella Striscia e nei decenni hanno corrotto i principali media mainstream occidentali. Per controllare la narrazione, per spacciare l’apartheid genocida come democrazia modello e scaricare le colpe sulle loro vittime. Tutto inutile grazie ad internet e alle vittime palestinesi che hanno mostrato in diretta social il proprio sterminio, ma la sostanza è questa. Potenti che non avendo nessuna intenzione di fare passi indietro o cambiare, censurano o ricorrono alla propaganda in modo che non emerga la verità ma una narrazione di comodo che gli permette di continuare le loro malefatte in santa pace. Quello che sta succedendo a Report. Una trasmissione che i potenti perseguitavano da anni perché capace di fare breccia nel muro di ipocrisia ed omertà tipico dei palazzi di paesi moribondi come il nostro. Da noi fare vero giornalismo ormai è eroico. Perché vieni ghettizzato e perché dare fastidio ai potenti è pericoloso e se vuoi fare carriera ti devi accodare a qualche cordata economica o ideologica, vendere l’anima al diavolo e abbassare la testa. Il risultato è drammaticamente noto. Redazioni talmente screditate da venire mantenute dai loro padroni o dallo stato invece che da telespettatori e lettori che da anni sono in fuga verso fonti più attendibili o verso l’indifferenza che è sempre meglio che venire presi per i fondelli. Propaganda permanente spacciata come giornalismo e depravazione conformista a gogò. Nei paesi civili trasmissioni come Report sono normalità, sono il modo in cui si fa giornalismo. E questo perché i potenti hanno l’obbligo della trasparenza totale verso i cittadini e non devono esistere dubbi e zone d’ombra per nessuna ragione. Non dovrebbero esistere nemmeno i segreti di stato, figuriamoci i segretucci meschini di qualche poltronaro impenitente. Una vera e totale libertà di stampa è un diritto sacrosanto in una democrazia sana, un pilastro del sistema perché se manipoli la narrazione pubblica impedisci ai cittadini di conoscere la verità su quanto succede nel loro paese e su chi siano davvero i potenti di turno, e quindi gli impedisce anche di votare in modo consapevole. È una questione politica sostanziale, non marginale. Se certi personaggi indegni raggiungono i vertici dello stato e si godono carriere decennali nonostante la loro inettitudine, è proprio perché il dibattito pubblico è profondamente inquinato da un fasullo giornalismo che in realtà è faziosa e perenne propaganda politica a favore di cani e porci. Una cagnara perenne che impedisce alla verità dei fatti di emergere e quindi alla storia di fare il suo corso. Da una informazione seria e professionale, siamo passati alla continuazione della campagna elettorale anche durante tutta la legislatura, con una manipolazione costante del dibattuto pubblico. Uno scempio mediatico. A livello di libertà di stampa l’Italia è dietro a molti paesi africani e mediorientali eppure i potenti di turno non fanno nulla e questo perché non gli conviene. Ai potenti conviene la propaganda o presunti giornalisti che non osano mai farla fuori dal vasino per non perdere il loro posticino al sole. Una mafia culturale che infesta anche il mondo dell’informazione con redazioni che fungono da capi tifosi delle rispettive squadre partitiche. Esaltano i loro e infangano i nemici mentre la verità diventa un dettaglio per ingenui idealisti. Col risultato che in assenza di una stampa cane da guardia, la qualità della politica è gravemente peggiorata perché libera di dare il peggio di sé e non risponderne mai. Col risultato che gran parte dei cittadini non vota e non segue più perché disgustata da un sistema sempre più anche moralmente marcio e non all’altezza né dei tempi né delle loro consapevolezze. Col risultato che l’Italia è un paese moribondo che si scaglia contro l’unica oasi di giornalismo con un minimo di denti come Report colpevole di non permettere ai potenti di spacciare il marciume come normalità e di farsi i propri sporchi comodi in pace. Giornalisti che diventano spioni infami e fastidiosi intrusi da fermare altrimenti crollano i sondaggi e lorsignori rischiano immagine e poltrona e quindi quanto di più caro hanno al mondo. Classi delinquenti che non vogliono solo il privilegio dell’impunità ma anche della opacità. In questa Italia moribonda come a Gaza. Potenti che non avendo nessuna intenzione di fare passi indietro o cambiare, censurano o ricorrono alla propaganda in modo che non emerga la verità ma una narrazione di comodo che gli permetta di continuare le loro malefatte in santa pace.

Tommaso Merlo


 

venerdì, agosto 28, 2026

giovedì, agosto 27, 2026

Italia

 I principali indicatori economici dell'Italia mostrano una crescita moderata del PIL attorno all'1% e un'inflazione vicina al 2%. [1, 2]

Indicatori Principali
  • PIL (Prodotto Interno Lordo): Crescita tendenziale attorno a +1,2% e acquisita per il 2026 vicina al +1%.
  • Inflazione (IPCA/NIC): Stabile nell'area dell'1,6% - 1,8%.
  • Tasso di Disoccupazione: Intorno al 5,7% - 6% della forza lavoro.
  • Debito Pubblico / PIL: Si attesta storicamente oltre il 134-137% del PIL.
  • Deficit / PIL: Previsto in area 3% - 3,1%. [1, 2, 3, 4]
Puoi consultare gli aggiornamenti in tempo reale e le serie storiche dettagliate sul portale ufficiale dell'Istat o tramite i dati statistici della Banca d'Italia. [1]
Se desideri approfondire, dimmi quale indicatore ti interessa di più:
  • Il mercato del lavoro e l'occupazione
  • I conti pubblici e il debito
  • Le previsioni sui consumi e sull'inflazione

mercoledì, agosto 26, 2026

martedì, agosto 25, 2026

Tommaso Merlo

 Il D-day, l’Iran e il marciume occidentale


Avendo perso militarmente, gli americani passano ad affamare gli iraniani. Altra specialità imperiale, la punizione collettiva. Lo chiamano D-Day economico con D che però sta per il Demente che lo propone e cioè Trump. L’invasione di terra è rinviata per carenza di carne da macello, i bombardamenti per carenza di bombe e non gli restava che rispolverare un’altra chicca del repertorio, il dollaro come arma di distruzione di massa. La Cina ha già alzato il dito medio ed essendo il primo partner commerciale dell’Iran, è un inizio niente male per il D. Già, il modo con cui la Cina ragiona ed agisce dona speranza che tramontato il marciume occidentale possa tornare il sereno. Dall’Iran ha invece già riposto al D-day l’uomo forte Mohsen Rezaei che ha un Dottorato in Economia e parlando con degli analfabeti come Trump e il suo ministro balbuziente, è stato lapidario. Che vadano a farti fottere entrambi e chi parteciperà al boicottaggio verrà considerato un nemico a partire dagli sceicchi del Golfo che rischiano di tornare all’età della sabbia. Una reazione dura ma che va capita. Hanno vinto la guerra e Trump pretende la loro resa. Quel D dice che lo Stretto è aperto e poi lancia un D-Day per costringere l’Iran a riaprirlo. Un manicomio anche se c’è poco da ridere. L’Iran è perseguitato economicamente dagli Stati Uniti da mezzo secolo e pare che abbia previsto anche questa mossa. Ha acqua potabile e produce cibo a sufficienza e Rezaei fa sapere che stanno già passando ad una economia di guerra. Cuba docet, è sotto embargo da 65 anni perché anch’essa colpevole di pensarla diversamente e di non volersi inginocchiare all'impero, e figuriamoci se certi mezzucci funzionano con un paese come l’Iran immensamente più vasto nonché la quinta riserva energetica del mondo. Anche la Russia ha spernacchiato il Demente-Day e fatto sapere che anche attraverso il Mar Caspio continuerà a cooperare col suo alleato iraniano con cui combatte su fronti diversi lo stesso nemico a stelle e strisce. In questi giorni è venuto fuori anche un tentativo di corruzione della cricca di Trump, miliardi offerti ad un generale dell’esercito iraniano per tradire la Repubblica Islamica ma qui pare abbiano ricevuto come risposta delle sane risate in faccia. Corrompere governanti, aggredire illegalmente a suon di bombe, fomentare rivolte intestine ma anche sanzioni ed embarghi sono i mezzucci con cui l’impero americano ha infestato il mondo di odio e dolore al misero scopo di arricchirsi sempre più e sfogare la sua brama di potere. Il tutto infinocchiando le masse di teleconsumatori con panzane come l’esportazione della democrazia a suon di missili, la lotta al terrorismo facendolo e la pace sterminando. Il marciume occidentale è responsabile di milioni di morti dal dopoguerra ad oggi, sembrava inarrestabile ed invece stiamo assistendo al clamoroso e contemporaneo crollo sia militare che economico. Oramai anche a Washington ammettono la sconfitta strategica con l’Iran e molti analisti si aspettano una crisi tipo 1929. Un disastro economico e militare che ha però ragioni politiche, un modello delirante che prevede il predominio dell’economia sulla politica e quindi del mercato sullo stato e quindi dell’interesse privato su quello pubblico e quindi delle lobby sulle istituzioni e quindi dei soldi sui cittadini. Un egocaptalismo con bande di oligarchi che si sono comprati tutto, anche la politica e quindi la democrazia e con essa il futuro di milioni persone ridotte a consumatori anche di se stesse. Egoismo personale che si fa sociale che si fa politico con masse spronate a sudare nella giungla di mercato per accumulare soldi, potere, fama e lussi in vista di un benessere in realtà totalmente falso. Ed è Trump ad insegnarlo al mondo intero, quel D è arrivato in cima alla vetta capitalista, ha ottenendo tutto. Miliardi, notorietà globale e perfino la poltrona più potente del mondo eppure è visibilmente un uomo non solo malvagio ma tutt’altro che felice. Un uomo che ha speso la vita a sgomitare e fregare il prossimo per inseguire miraggi materiali sempre più prestigiosi per poi alla fine ritrovarsi alla sua età a trascinarsi miseramente da una messa in scena all’altra a dire bugie come un ragazzino circondato da ipocrisia e disprezzo. Un uomo sempre arrabbiato e teso che vive perseguitato da nemici più o meno immaginari ma anche dalla verità su chi è davvero, un uomo costretto a lodarsi da solo circondato da leccapiedi che si bevono le sue fregnacce finché gli conviene. Un uomo incapace di stare solo ed in pace anche solo per un istante perché in fuga permanente da se stesso e da scheletri e vuoto profondo. Egoismo personale che diventa sociale che diventa politico che diventa il marciume occidentale che ha infestato il mondo di odio e di dolore. Ma eccoci qui, all’ennesimo D-day. Un manicomio anche se c’è poco da ridere. Menomale che il modo in cui la Cina ragiona ed agisce dona speranza che possa tornare il sereno. 

Tommaso Merlo