domenica, maggio 31, 2026

sabato, maggio 30, 2026

venerdì, maggio 29, 2026

giovedì, maggio 28, 2026

martedì, maggio 26, 2026

sabato, maggio 23, 2026

venerdì, maggio 22, 2026

martedì, maggio 19, 2026

domenica, maggio 17, 2026

sabato, maggio 16, 2026

 Trump, la Cina e l’Iran


Xi ha portato Trump a passeggio tra i giardini di Pechino a prendere aria fresca e selfie. Come si fa coi nonni rintronati. Non è neanche andato a prenderlo all’aeroporto e la visita si è ridotta a banchetti di aria fritta e pugni di mosche. Trattato peggio del presidente dell’Uzbekistan, tra l’indifferenza del popolo cinese intento a scalare il pianeta e di quello occidentale intento a sopravvivere. Xi si è comunque mostrato grato verso un collega che lo fa sembrare un gigante e che sta buttando nell’umido l’impero rivale prima del previsto. Scene da fine impero ed inizio di uno nuovo. Trump è sbarcato in Cina attorniato dalla solita manciata di oligarchi in cerca di appalti alla faccia del liberismo capitalista, la solita manciata di parenti in cerca di mazzette per la famigliola presidenziale e la solita banda di mediocri leccapiedi politici scelti appositamente da Trump per non sfigurare e tiranneggiare a piacere. Da una parte l’immenso sistema politico cinese, dall’altra il peggio della giungla di mercato americana. Due visioni di governo e di mondo opposte con quella cinese che con tutti i suoi limiti appare più seria e fautrice di un mondo perlomeno ragionevole. Xi avrebbe anche evitato ma Trump ha insistito. Aveva bisogno di una passerella per risollevare sondaggi sprofondati a livelli catastrofici e anche un’autostima che tra età e demenza sta cominciando a barcollare. Missione fallita anche in questo. Trump vive terrorizzato dalla verità su che uomo sia davvero e su quanto male abbia sparso. Per questo non sta mai solo e zitto e vive assediato da nemici immaginari e scheletri immondi. Una fuga perenne da se stesso e dalla realtà ostacolata da crescenti acciacchi fisici e psicologici che rendono penosi questi suoi ultimi anni. Davvero un ottimo presidente per comprendere i veri mali che affliggono la nostra vita privata e collettiva, quella pandemia egoistica che è la vera ragione del declino occidentale. Trump è atterrato in Cina senza carte da giocare e alla fine si è ridotto ad elemosinare una mano per riaprire lo Stretto di Hormuz salvo poi negare tutto. Uno casino globale che ha creato per conto dei sionisti che lo tengono al cappio. Come risposta si è beccato un bel gesto dell’ombrello sul faccione e con tanto di fischio finale. La Cina sta sconfiggendo gli Stati Uniti senza nemmeno combattere come da filosofia nostrana e ha intenzione di continuare a godersi lo spettacolo. Scene da fine impero ed inizio di uno nuovo. Trump è l’emblema di una deriva interiore che si fa società e che si fa sistema. Egoismo personale che diventa democratico. Accentramento, assensa di empatia, dollari che si comprano anche l'anima dei poveri cristi. E' cronaca. Trump ha conquistato il potere mentendo spudoratamente, ha promesso di occuparsi dei suoi cittadini ed invece si occupa solo di se stesso e degli oligarchi che lo ungono. Ha promesso la pace e di cessare la guerra in Ucraina con una telefonata ed invece ha esaurito gli arsenali americani a furia di alimentare quella guerra di trincea oltre che genocidi, rapimenti di colleghi e aggressioni criminali come quella all’Iran. Calpestando istituzioni e diritto internazionale, insultando tutto e tutti. Pensava che con l’Iran finisse come con la Libya o l’Iraq e tutti i paesi distrutti dagli americani per qualche barile di petrolio o qualche delirio suprematista. Ed invece l’Iran resiste contro ogni aspettativa. E controllando Hormuz la crisi si è fatta globale colpendo il cuore dell’Occidente odierno e cioè i suoi dannati soldi. La Cina importa dal Golfo una minima parte del suo fabbisogno energetico, ha poi riserve ed alternative da vendere ed insieme alla Russia condividono con l’Iran progetti strategici continentali. Mentre l’Occidente si divide, loro si uniscono e sanno pure dove andare. E quindi fuck you Mr President seppur con un falso sorriso stampato in faccia. Mai interrompere il nemico mentre sbaglia come da filosofia nostrana. Quando Trump ha sentito della trappola di Tucidide si è scusato di non parlare mandarino ma il mondo ha colto. Quando lo scettro passa da un impero all’altro, si rischia una guerra cruenta. Oggi più che mai. Gli Stati Uniti insanguinano il mondo da decenni per niente, figurarsi se hanno un motivo solido tipo quello di continuare a spadroneggiare. L’unica speranza per evitare una guerra mondiale è l’implosione americana e cioè che Trump mandi in bancarotta anche il suo paese. Tra una passeggiatina e l’altra, Xi ha anche intimato Trump a stare alla larga da Taiwan, una provincia cinese fottuta dal colonialismo occidentale che i musi pallidi pretendono di trasformare nella solita mega base militare con missili puntati su Pechino. Altro sorridente fuck you con Trump che torna a Washington da un popolo americano che lo schifa profondamente, dalla famelica mafia lobbistica che lo martella per colpire nuovamente l’Iran ed un ego tossico sempre più fragile. Il tutto mentre il popolo cinese è intento a scalare il pianeta e quello occidentale a sopravvivere ed entrambi concordano sempre più che con tutti i suoi limiti, la leadership cinese appare più seria e fautrice di un mondo perlomeno ragionevole.

Tommaso Merlo

venerdì, maggio 15, 2026

mercoledì, maggio 13, 2026

lunedì, maggio 11, 2026

Canta ...


 

Tommaso Merlo

 L'implosione dell’impero americano e l’Iran


Da leader del mondo ricco e libero, gli Stati Uniti si sono ridotti ad uno stato canaglia in balia di mafie lobbistiche che lo spingono ad infestare il mondo di guerre a vanvera e spazzatura morale. Uno stato profondamente corrotto perché comandato da coloro che hanno soldi per comprarsi le marionette parlamentari e il maggiordomo di turno alla Casa Bianca. Altro che democrazia modello, potere che appartiene al dollaro che lo esercita a piacimento. Con un presidente eletto bombardando le masse di pubblicità ingannevole e quando capita un vecchio psicopatico come Trump, il mondo va in malora senza che nessuno faccia niente. Tantomeno classi dirigenti dalla faccia di tolla e la lingua biforcuta che si prostituiscono per una poltroncina al sole. In confronto l’Iran produce classi dirigenti di livello molto superiore e anche come bilanciamento tra poteri, la Repubblica islamica appare un sistema più equilibrato ed intelligente di quello americano. Poi certo, hanno la religione di mezzo ma la devozione al dio danaro e al proprio ego tossico, sono altrettanto devastanti. Altro che democrazia modello e manipolazioni massa. Non politicanti ma spacciatori di illusioni, non una società ma un mercato, non una nazione ma una azienda, non giornalismo ma propaganda, non altre persone e paesi ma clienti o concorrenti da sfidare in nome dell’unico valore rimasto, il profitto. Una giungla capitalistica di matrice egoistica con la vita personale e collettiva ridotta ad un misero business. In cima una manciata di squali oligarchici che si arricchisce a dismisura mentre le masse o fuggono davanti a qualche schermo illuse di farcela anche loro oppure fuggono per sempre inquinandosi il sangue nelle vene. Una oligarchia senza cuore in cui le ruspe fanno fatica a rimuovere le baraccopoli di scarti umani nelle periferie delle città mentre la defunta classe media lotta con le bollette, la mafia lobbistica con la sua coscienza e gran parte del pianeta con la fame. Un modello che nasce dagli istinti peggiori ed ha infestato il mondo sfuggendo di mano. Un modello assurdo perché la vita non è così superficiale e banale. Quello che davvero ci serve per star bene come pace e senso non sono in vendita da nessuna parte e quindi soddisfatti i bisogni reali e tolto qualche sfizio, accumulare e scalare non serve a nulla se non ad intrattenere un ego meschino e a cui peraltro non basta mai. Un modello autodistruttivo per le persone come per il pianeta ma di cui nessuno parla perché al sistema e ai suoi giullari non conviene che le masse si risveglino ma piuttosto che stiano al gioco convinte che non vi siano alternative. Un modello pericoloso che l’impero americano ha esportato nel mondo bombardando nemici immaginari e piazzando basi militari ovunque per proteggere e minacciare a seconda della convenienza ed usando il dollaro come arma impropria per ricattare e punire chiunque osi non inginocchiarsi. Campagne elettorali come fine del mondo e poi alla fine prevale sempre la solita solfa dello stato profondo doppiogiochista e guerrafondaio col banco del casinò di Wall Street che vince sempre e comunque mentre il mondo va in malora nell’indifferenza di masse distratte di continuo per fargli inseguire miraggi consumistici inculcati fin dall’infanzia. E qui iniziano le novità. Mentre al Pentagono si lodavano ed imbrodavano da soli sperperando miliardi senza vincere una guerra neanche per sbaglio, non si sono accorti del nuovo paradigma missilistico e dronistico che rende le loro basi militari dei comodi bersagli al tirassegno e le loro mega portaerei delle ingombranti e costose bagnarole. Il tutto grazie alle nuove tecnologie e alla vecchia materia grigia di paesi come l’Iran impoveriti da quasi mezzo secolo di persecuzione americana per conto dei sionisti ma con nessuna intenzione di sottomettersi ed archiviare la propria antica civiltà. Lo hanno dovuto ammettere anche i camerieri del mainstream dopo settimane di servile propaganda sistemica. La contraerea americana costa uno sproposito e va a farfalle davanti ai siluri iraniani, la chiamano guerra asimmetrica ma in realtà è un nuovo paradigma militare e quindi geopolitico in cui bombe e minacce dell’impero a stelle e strisce non fanno più paura a nessuno. Uno sceriffo tutto chiacchiere e distintivo arrivato alla fine di una fallimentare carriera. Un bel casino perché la Coalizione Epstein rischia una sconfitta destinata a mutare gli equilibri mondiali e che quindi non può essere indolore. Se riesce a resistere e tenersi lo Stretto di Hormuz, l’Iran da regime terrorista al collasso e da annientare si ritrova potenza egemone nella regione e anche il destino di palestinesi e libanesi svolterebbe. Scenari da incubo per i sionisti che infestano Washington e che tengono Trump per le palle ed infatti c’è da aspettarsi ancora di tutto. A rivelarsi decisiva potrebbe essere l’implosione economica e quindi sociale dell’impero del dollaro per la felicità dei popoli liberi del mondo schierati tutti con l’Iran e con una nuova pagina storica. Non ne possono più dei deliri dello stato canaglia americano e dei loro padroni sionisti e guardano con favore alla nuova leadership cinese e all’era multipolare e ragionevole che propone.


Tommaso Merlo

sabato, maggio 09, 2026

venerdì, maggio 08, 2026

giovedì, maggio 07, 2026

Tommaso Merlo

 La flottiglia, la mafia e il vento


Lo stato terrorista di Israele si accanisce ancora una volta contro la flottiglia calpestando ogni legge. E grazie alla mafia sionista internazionale agisce nella totale impunità e con la sostanziale complicità politica e mediatica del marcio sistema occidentale. Con classi dirigenti sempre più ridicole che si nascondono dietro a qualche frasetta strafatta ma non muovono un dito né per alleviare le immani sofferenze dei palestinesi né per girare pagina storica in quella Terra Maledetta. I sionisti considerano Gaza già loro e se non sono riusciti ancora a ripulirla etnicamente, è solo perché non hanno trovato altri posti dove deportare i palestinesi o scuse per sterminarli tutti. L’unica cosa che può fermarli è il fallimento storico del loro progetto coloniale, la fine di Israele e lo sradicamento di una indegna ideologia da secolo scorso deragliata oltre la decenza. L’unica soluzione è ripartire dal 1948 con un nuovo percorso democratico rispettoso dei diritti umani che porti alla nascita di una Repubblica laica in cui tutti i cittadini di quella Terra Maledetta abbiano pari dignità a prescindere da ogni origine e credenza. Con Gerusalemme capitale libera dell’umanità intera o non ostaggio di qualche setta, una città emblema della convivenza pacifica e di spiritualità autentiche che migliorano l’umanità invece di dilaniarla. E non c’è tempo da perdere. Di questo passo il mondo intero rischia di diventare come quella Terra Maledetta, con gli Stati Uniti che infestati di sionismo non solo agiscono al servizio di Israele ma con le stesse modalità e dopo aver sovvenzionato gli stermini a Gaza e in Libano, si sono messi in prima persona ad ammazzare civili e bombardare scuole ed ospedali in Iran. Gli stessi schemi, lo stesso schifo politico e morale. Deumanizzando nemici immaginari per giustificare ogni violazione del diritto internazionale ed imporre con la violenza bruta la propria volontà di dominio. E con noi servi europei inermi quando di questo passo rischiamo di fare tutti la fine dei palestinesi. Tra muri mentali, becero fanatismo, odio viscerale ed egoismo esistenziale di coloro che hanno il potere di fare qualcosa ma mettono prima la propria carriera perfino delle tragedie che affliggono l’umanità. Un sistema talmente marcio che per ricordare al mondo che a Gaza si vive tra liquami, infezioni e ronzii di droni omicidi, dei cittadini devono salire su delle barche e rischiare la vita in mare. E quando lo stato terrorista di Israele li aggredisce, le classi dirigenti balbettano per paura che la mafia sionista internazionale li prenda di mira facendogli perdere la poltrona. Menomale che il vento sta cambiando, grazie a Gaza i popoli del mondo hanno compreso cosa sia davvero il sionismo e giudicando l’albero dai suoi frutti, detestano Israele e auspicano una nuova era. Ed è solo questione di tempo. Quando i cittadini su quelle barche prenderanno il posto delle indegne classi dirigenti che sguazzano nei palazzi, si compirà una svolta democratica da noi come in quella Terra Maledetta. Uno spartiacque. Perché non ci sono ragioni al mondo per ammazzare nessuno, non ci sono ragioni al mondo per genocidi ed apartheid ed ideologie da secolo scorso che portano tutte allo stesso sanguinario risultato. Perdonali perché non sanno quello che fanno e cioè perché sono vittime di una inconsapevolezza di se stessi e della vita tale, da non rendersi conto di quello che combinano. Una inconsapevolezza tale che trascorrono il tempo e le energie che gli sono concesse sul pianeta, per perseguitare, per uccidere, per distruggere invece che per fare l’unica cosa che dona senso alla vita e cioè amare. In quella terra maledetta come ovunque, la politica è una conseguenza e non la causa dei mali che affliggono la nostra vita come il mondo intero. Già, la causa principale non è la malignità, è l’inconsapevolezza. Non sappiamo da dove veniamo e dove finiremo, non sappiamo nemmeno cosa sia questa vita e spendere il tempo e le energie che ci sono concesse per roba che ci lasceremo alle spalle, per invenzioni spacciate come vitali e per credenze spacciate come verità assolute, è pura e semplice pazzia di cui la guerra è il suo frutto più devastante. Pazzia omicida collettiva. E la soluzione non è tifare per uno o per l’altro, ma evolvere come persone in modo da non farsi travolgere più da certi deliri ed impegnarsi piuttosto a costruire un mondo più saggio in cui tutti sono liberi di interpretare il misterioso viaggio della vita come meglio credono senza dare fastidio a nessuno. Lasciandosi alle spalle una scia amorevole e non di sangue e dolore. E grazie a Gaza e a cittadini imbarcati su qualche flottiglia, il vento sta cambiando. Sono crollati decenni di propaganda e traballa il marcio sistema occidentale finito in mano a classi dirigenti che da Washington fino ai servi europei sono vittime della mafia lobbistica internazionale di cui il sionismo è uno dei fuori all’occhiello. Uno spartiacque. Ma non c’è tempo da perdere. Il mondo rischia di diventare come quella Terra Maledetta e tutti noi di fare tutti la fine dei palestinesi. Va liberata Gerusalemme da ogni delirio ideologico ed aperta una nuova era di democrazia, diritti umani e pace per tutti.

Tommaso Merlo


 

martedì, maggio 05, 2026

domenica, maggio 03, 2026


 

Accadde oggi

 Primo esempio di spamming: Cartacea o in formato elettronico la posta indesiderata reca noie a chiunque la riceva; se poi, come nel secondo caso, diventa un aspetto seriale, allora è una vera forma di tortura. Chi fece uso per la prima volta dello spam, verificò concretamente il suo alto potenziale pubblicitario, inaugurando un fenomeno incontrollabile tra i più invisi agli internauti.


Alla fine degli anni Settanta il computer non era ancora uno strumento così popolare e vuoi per il prezzo, vuoi per la difficoltà ad utilizzarlo, ad averlo erano in pochissimi, la maggior parte utilizzava quelli di università ed istituti di ricerca. Proprio negli ambienti accademici aveva preso piede il progetto Arpanet, un network che metteva in collegamento informatico gli atenei più rinomati nel campo scientifico, considerato il progenitore di internet.

La possibilità di raggiungere più destinatari con un solo messaggio fece scattare un'intuizione nella mente di Gary Thuerk, dipendente della Dec (Digital Equipment Corporation, confluita più tardi nella multinazionale Hewlett-Packard), azienda produttrice di computer. Partendo dall'idea che gli utenti di Arpanet rappresentassero i potenziali clienti dei dispositivi che era incaricato di promuovere, Thuerk pensò di raggiungerli tutti quanti in un colpo solo. Preparò un messaggio pubblicitario standard e il 3 maggio 1978 lo inviò a 393 recapiti di posta, premendo un solo tasto.

L'innovativa strategia di marketing diede qualche frutto, facendo vendere qualche computer; la reazione complessiva fu tuttavia di enorme fastidio per quello che veniva avvertito come un gesto molesto. L'avvento di Internet negli anni Novanta vide il fenomeno crescere gradualmente, con l'aumentare delle persone collegate alla rete e dotate di un recapito di posta elettronica.

Nella primavera del 1993 gli venne dato il nome di spam. A coniarlo fu Richard Depew, moderatore di un newsgroup, che per un bug del software postò duecento messaggi di fila, tutti uguali. L'idea gli venne pensando a un famoso sketch della serie televisiva inglese "Monty Python" (1972), in cui una coppia si trova a pranzare in un bar, accanto a un tavolo di vichinghi. Alle richieste della donna sui piatti del menu, la cameriera elenca una serie di pietanze che contengono tutte la "spam" (noto marchio di carne in scatola, che abbrevia l'espressione "spiced ham", cioè carne speziata) e ogni volta i vichinghi intonano in coro «Spam spam spam...», impedendo alla donna di ordinare. Lo sketch prendeva di mira la campagna pubblicitaria invasiva di quell'alimento.

Di qui il termine prese a identificare l'uso di intasare le email private di messaggi pubblicitari di varia natura, con un testo standard e in minima parte personalizzato. Per inviarli, lo spammer si serve di particolari programmi in grado di rintracciare indirizzi email segnalati nelle pagine web, creando una sorta di enorme mailing list.

I messaggi di spam finirono nel mirino delle norme sulla violazione della privacy e sul trattamento dei dati, che nei vari Paesi vennero rese più stringenti a seguito degli abusi denunciati dai cittadini.

Nello stesso periodo iniziò a diffondersi una forma di spamming finalizzata alla truffa informatica, denominata phishing. Presentandosi come centro servizi online di istituti bancari o delle poste, l'aggressore tenta con l'inganno di carpire i dati sensibili dell'utente. Altre forme di truffe sono basate su lotterie fantasiose o richieste di aiuto per spostare del denaro.

Recenti statistiche stimano che ogni internauta impiega al giorno 15 minuti per pulire la propria email dallo spam.

Libertà


 

venerdì, maggio 01, 2026