sabato, maggio 16, 2026

 Trump, la Cina e l’Iran


Xi ha portato Trump a passeggio tra i giardini di Pechino a prendere aria fresca e selfie. Come si fa coi nonni rintronati. Non è neanche andato a prenderlo all’aeroporto e la visita si è ridotta a banchetti di aria fritta e pugni di mosche. Trattato peggio del presidente dell’Uzbekistan, tra l’indifferenza del popolo cinese intento a scalare il pianeta e di quello occidentale intento a sopravvivere. Xi si è comunque mostrato grato verso un collega che lo fa sembrare un gigante e che sta buttando nell’umido l’impero rivale prima del previsto. Scene da fine impero ed inizio di uno nuovo. Trump è sbarcato in Cina attorniato dalla solita manciata di oligarchi in cerca di appalti alla faccia del liberismo capitalista, la solita manciata di parenti in cerca di mazzette per la famigliola presidenziale e la solita banda di mediocri leccapiedi politici scelti appositamente da Trump per non sfigurare e tiranneggiare a piacere. Da una parte l’immenso sistema politico cinese, dall’altra il peggio della giungla di mercato americana. Due visioni di governo e di mondo opposte con quella cinese che con tutti i suoi limiti appare più seria e fautrice di un mondo perlomeno ragionevole. Xi avrebbe anche evitato ma Trump ha insistito. Aveva bisogno di una passerella per risollevare sondaggi sprofondati a livelli catastrofici e anche un’autostima che tra età e demenza sta cominciando a barcollare. Missione fallita anche in questo. Trump vive terrorizzato dalla verità su che uomo sia davvero e su quanto male abbia sparso. Per questo non sta mai solo e zitto e vive assediato da nemici immaginari e scheletri immondi. Una fuga perenne da se stesso e dalla realtà ostacolata da crescenti acciacchi fisici e psicologici che rendono penosi questi suoi ultimi anni. Davvero un ottimo presidente per comprendere i veri mali che affliggono la nostra vita privata e collettiva, quella pandemia egoistica che è la vera ragione del declino occidentale. Trump è atterrato in Cina senza carte da giocare e alla fine si è ridotto ad elemosinare una mano per riaprire lo Stretto di Hormuz salvo poi negare tutto. Uno casino globale che ha creato per conto dei sionisti che lo tengono al cappio. Come risposta si è beccato un bel gesto dell’ombrello sul faccione e con tanto di fischio finale. La Cina sta sconfiggendo gli Stati Uniti senza nemmeno combattere come da filosofia nostrana e ha intenzione di continuare a godersi lo spettacolo. Scene da fine impero ed inizio di uno nuovo. Trump è l’emblema di una deriva interiore che si fa società e che si fa sistema. Egoismo personale che diventa democratico. Accentramento, assensa di empatia, dollari che si comprano anche l'anima dei poveri cristi. E' cronaca. Trump ha conquistato il potere mentendo spudoratamente, ha promesso di occuparsi dei suoi cittadini ed invece si occupa solo di se stesso e degli oligarchi che lo ungono. Ha promesso la pace e di cessare la guerra in Ucraina con una telefonata ed invece ha esaurito gli arsenali americani a furia di alimentare quella guerra di trincea oltre che genocidi, rapimenti di colleghi e aggressioni criminali come quella all’Iran. Calpestando istituzioni e diritto internazionale, insultando tutto e tutti. Pensava che con l’Iran finisse come con la Libya o l’Iraq e tutti i paesi distrutti dagli americani per qualche barile di petrolio o qualche delirio suprematista. Ed invece l’Iran resiste contro ogni aspettativa. E controllando Hormuz la crisi si è fatta globale colpendo il cuore dell’Occidente odierno e cioè i suoi dannati soldi. La Cina importa dal Golfo una minima parte del suo fabbisogno energetico, ha poi riserve ed alternative da vendere ed insieme alla Russia condividono con l’Iran progetti strategici continentali. Mentre l’Occidente si divide, loro si uniscono e sanno pure dove andare. E quindi fuck you Mr President seppur con un falso sorriso stampato in faccia. Mai interrompere il nemico mentre sbaglia come da filosofia nostrana. Quando Trump ha sentito della trappola di Tucidide si è scusato di non parlare mandarino ma il mondo ha colto. Quando lo scettro passa da un impero all’altro, si rischia una guerra cruenta. Oggi più che mai. Gli Stati Uniti insanguinano il mondo da decenni per niente, figurarsi se hanno un motivo solido tipo quello di continuare a spadroneggiare. L’unica speranza per evitare una guerra mondiale è l’implosione americana e cioè che Trump mandi in bancarotta anche il suo paese. Tra una passeggiatina e l’altra, Xi ha anche intimato Trump a stare alla larga da Taiwan, una provincia cinese fottuta dal colonialismo occidentale che i musi pallidi pretendono di trasformare nella solita mega base militare con missili puntati su Pechino. Altro sorridente fuck you con Trump che torna a Washington da un popolo americano che lo schifa profondamente, dalla famelica mafia lobbistica che lo martella per colpire nuovamente l’Iran ed un ego tossico sempre più fragile. Il tutto mentre il popolo cinese è intento a scalare il pianeta e quello occidentale a sopravvivere ed entrambi concordano sempre più che con tutti i suoi limiti, la leadership cinese appare più seria e fautrice di un mondo perlomeno ragionevole.

Tommaso Merlo

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