giovedì, novembre 02, 2023
mercoledì, novembre 01, 2023
Massimo Fini
"Terroristi"? lo siamo anche noi
Qualcuno si era illuso di aver spazzato via una volta per tutte l’Isis radendo al suolo Raqqa e Mosul, le capitali dello Stato Islamico allora in mano ad al-Baghdadi. I bombardieri USA non erano bastati (è da tempo che i militari americani non mettono piede a terra) decisivo era stato l’intervento dei curdi che saranno poi ripagati sottraendo loro la città di Kirkuk, nel Kurdistan iracheno. Nel lontano 1991 sul New York Times il giornalista americano William Safire scriveva: “Svendere i curdi…è una specialità del Dipartimento di Stato americano”.
Smantellare lo Stato Islamico dove i guerriglieri Isis erano raggruppati in un territorio limitato, controllato e controllabile, uno Stato che aveva una sua socialità, diretta anche, il lettore non ci crederà, a favorire le donne durante la gravidanza, il parto, il post-parto, non è stata una buona idea. Oggi gli Isis sono dappertutto, in Pakistan, in Somalia, dove gli Shabaab hanno dichiarato la loro dipendenza dallo Stato Islamico, in Libia, in Egitto, in Tunisia e anche in Afghanistan (il 10 giugno di quest’anno c’é stato a Kabul un attacco Isis ad una moschea, che ne seguiva molti altri). Della penetrazione Isis in Afghanistan gli occidentali sono stati i principali responsabili perché i Talebani, dovendo combattere gli occidentali, non avevano forze sufficienti per battersi contro gli Isis. Inoltre gli afghani sono dei grandi combattenti ma non hanno la cultura della morte degli Isis che si fan saltare in aria come se si trattasse di accendere una sigaretta.
L’attentato dell’altro giorno in Belgio ricorda le stagioni del Bataclan, della Promenade des Anglais, del Stade de France, dell’attacco al supermercato Kosher di Parigi. Ma ha un significato del tutto diverso. Allora furono attaccati soprattutto i luoghi del divertimento degli europei, il ragionamento era questo: per decenni ci avete attaccato, ci avete bombardato, avete ucciso civili mentre voi stavate belli belli a fare i vostri apericena, drink, aperitivi, adesso assaggiate anche voi che cos’è la paura (“io vengo a restituirti un po' del tuo terrore, del tuo disordine, del tuo rumore”). Dirà Amedy Coulibaly, l’attentatore del supermercato Kosher, in un suo testamento postumo: “Tutto quello che facciamo è legittimo. Non potete attaccarci e pretendere che non rispondiamo. Voi e le vostre coalizioni sganciate bombe sui civili e sui combattenti ogni giorno. Siete voi che decidete quello che succede sulla Terra? Sulle nostre terre? No. Non possiamo lasciarvelo fare. Vi combatteremo”. Coulibaly prima dell’attentato in cui sarebbe stato sicuramente ucciso e dove si offrì volontariamente alle pallottole dei poliziotti, avvertirà la sua compagna e le dirà di rifugiarsi in Siria, sotto la protezione dello Stato islamico allora lì presente in forze. Perché anche i terroristi Isis, almeno quelli di sette od otto anni fa, hanno, per quanto ciò possa sembrare strano agli osservatori occidentali, dei sentimenti e dei comportamenti umani. Non sono proprio come i terroristi russi all’epoca dello Zar (quello vero) i “terroristi gentili” come li chiama Albert Camus, che rinunciavano all’attentato se c’era la possibilità di mettere a rischio persone che non c’entravano niente. Famoso è l’episodio di quel terrorista russo che doveva gettarsi con una bomba fra le zampe dei cavalli che portavano la carrozza dello Zar e della Zarina, ma vi rinunciò quando vide che sulla carrozza c’erano anche i figli della coppia.
Con l’attentato in Belgio e prima ancora quello a Parigi siamo lontani dal terrorismo tradizionale Isis, quello espresso da Amedy Coulibaly. È evidente che questi attentati si legano alla guerra israelo-palestinese e si inseriscono quindi in quella che ho chiamato “la guerra dei mondi” dove per il momento i terroristi di Hamas combattono contro i terroristi d’Israele a cui sarebbe bene ricordare -qualcuno l’ha fatto- che la legittima difesa non può essere sproporzionata all’offesa, come è anche nel Codice Penale italiano. Ed è inutile invocare “leggi umanitarie” che non sono mai esistite o “leggi del diritto internazionale” che nessuno rispetta più da tempo, occidentali in testa (Serbia 1999, Iraq 2003, Libia 2011).
Ha detto il presidente francese Emmanuel Macron: “La nostra Europa è sconvolta”. Ah, adesso ci viene la strizza? Nella guerra russo-ucraina, in quella israelo-palestinese, cadono, sotto armi micidiali e sempre più sofisticate, civili, bambini compresi. Perché mai l’Europa, che pur è in parte all’origine di questo terrore, dovrebbe rimanere intoccata?.
“Qui chi non terrorizza si ammala di terrore”.
Il Fatto Quotidiano, 19.10.2023
martedì, ottobre 31, 2023
lunedì, ottobre 30, 2023
domenica, ottobre 29, 2023
Tommaso Merlo
Infuria la guerra. I politicanti aizzano e i giornalisti chiacchierano. Tutti certi di avere ragione, tutti all’attacco. Nel frattempo in quel di Betlemme, dietro le quinte, le famiglie si contano gli spiccioli in tasca, i giovani sognano l’America e i bambini dormono coi genitori. E nel frattempo, ancora più dietro alle quinte, i gatti dimagriscono e gli ultimi degli ultimi assistono inermi. Anziani, disabili, ammalati ma anche solo persone più fragili e sole. Quelli ignorati da ogni guerra, quelli che non possono fuggire neanche se scoppiasse il finimondo. Chiusi nelle loro stanze, distesi sui loro letti. In silenzio, nell’ombra. Nella totale impotenza osservano il loro destino e quello del mondo compiersi. Sono loro i più forti. Lo devono essere. Privi di deliri egoistici ed illusioni materiali, privi della possibilità anche solo di sfogare le proprie frustrazioni. Senza nulla da perdere. Gli ultimi degli ultimi. Anziani, disabili, ammalati ma anche solo persone più fragili e sole. Nel buio e nel silenzio delle loro stanze, devono accettare la realtà, devono affrontare la paura e il dolore. Lasciandosi andare con fiducia al proprio destino e a quello del mondo. Dietro le quinte, ma nettamente i più forti.
Tommaso Merlo
sabato, ottobre 28, 2023
venerdì, ottobre 27, 2023
Tommaso Merlo
Placato il clamore, la normalità si fa largo inesorabile in Terra Santa. Anche a Betlemme. Bisogna mangiare, stare al caldo. Ci sono bambini da crescere e anziani da curare. Ci sono sogni e speranze da non perdere nonostante tutto. Lunedì, martedì. Piccole e grandi cose da sbrigare per sopravvivere. La guerra da queste parti ormai è una triste abitudine. Questa ha fatto più clamore ma sempre guerra è. Paura, dolore e morte per un pezzo di terra e qualche punto di vista. Media scatenati e poi tutti a chiacchierare d’altro mentre la normalità prova a farsi largo inesorabile. Lunedì, martedì. Anche a Betlemme. C’è chi parlotta di andarsene una volta per tutte in qualche altra Terra Promessa e chi invece la Terra Promessa la cerca dentro di sé. E sono solo questi a trovarla. Pace, senso, fiducia e speranza nonostante tutto. In Terra Santa o Maledetta che sia, è quella la direzione, è quello che intendevano i profeti. E a furia di cercare dentro di sé anche la normalità diventa straordinaria. Lunedì e martedì. Nelle piccole e grandi cose da fare per sopravvivere, nonostante tutto.
Tommaso Merlo

