giovedì, dicembre 07, 2023
mercoledì, dicembre 06, 2023
Prof. Orsini
Sia l'Italia l'Oman d'Europa
Siccome Putin ha vinto la guerra in Ucraina; siccome ha vinto la guerra del petrolio; siccome ha vinto la guerra delle sanzioni; siccome ha esteso le relazioni internazionali della Russia; siccome ha umiliato l'Unione europea e la Nato; siccome il Pil della Russia cresce mentre l'Unione europea è in recessione; siccome ha sconfitto la controffensiva della Nato in Ucraina; potrebbe essere l'uomo dell'anno per il "Time". Putin è nella lista dei finalisti del "Time". Il titolo di persona dell'anno potrebbe spettare proprio a lui. Però mica i corrotti della stampa, della radio e della televisione italiana dicono che il "Time" è putiniano!
Spero che l'andamento degli eventi in Ucraina, inclusa questa candidatura di Putin, aiuti tanti italiani a comprendere che il sistema dell'informazione in Italia sulla poltiica internazionale è completamente corrotto. Mi auguro che, quando parleranno certi conduttori radiofonici e direttori di quotidiani, tutti gli italiani potranno comprendere la minaccia che queste persone pongono alla libertà del nostro Paese. Chi ha diffamato coloro che disvelano le politiche criminali del blocco occidentale in Ucraina e in Palestina adesso tace. La guerra in Ucraina ha smascherato molti impostori dell'informazione in Italia che sentiamo parlare continuamente in radio e che vediamo continuamente in televisione da secoli.
Io sono un esponente del movimento pacifista italiano.
Il movimento pacifista italiano è una potentissima forza culturale che non arretra mai e non ha paura di nessuno perché plasma la trama delle relazioni sociali elementari in Italia, Paese di pace e di solidarietà, terra d'incontro tra popoli e culture.
Sia l'Italia l'Oman d'Europa.
Torni l'Italia a essere l'Italia.
Risorga il movimento pacifista.
Qui sotto la mia ultima intervista sulla guerra in Ucraina e in Palestina.
https://www.youtube.com/watch?v=ZYttIUg9mZE
martedì, dicembre 05, 2023
lunedì, dicembre 04, 2023
Franco Iacolare Napoli calcio
Nel calcio così come nella vita, gli episodi contano.
L’Inter è una corazzata organizzata ed ha meritato di vincere, il Napoli è ancora alla ricerca di una sua identità dopo l’era Spalletti.
Il campo e la classifica parlano chiaro, ma….
Ma nel calcio come nella vita gli episodi incidono o forse sono solo le conseguenze di quello che deve essere.
Certo che se l’arbitro a due minuti dalla fine della prima metà di gara prevalentemente dominata dal Napoli con 2/3 clamorose occasioni gol avesse fischiato il fallo su Lobotka proprio davanti ai suoi occhi, l’Inter non avrebbe chiuso immeritatamente il primo tempo in vantaggio, probabilmente le squadre sarebbero entrate in campo con un diverso atteggiamento mentale nella seconda frazione della partita.
Poi poteva anche capitare che l’arbitro avesse considerato da rigore il tocco in aria sulla caviglia di Oshimen e rimettere la partita in gioco.
Ma sono solo episodi andati così, e non sapremo mai come sarebbe andata a finire se fossero andati in un altro modo.
Ma… nel calcio come nella vita la storia non si fa con i se e con i ma … l’unica cosa certa è rimettere la palla a centro e ricominciare da domani a giocare.
💙
domenica, dicembre 03, 2023
sabato, dicembre 02, 2023
Massimo Fini
Quando in guerra esistevano le regole
Mi pare siano stati molto sottovalutati i bombardamenti aerei israeliani sugli aeroporti di Damasco e Aleppo. Cioè contro la Siria che è uno Stato sovrano membro delle Nazioni Unite. Bombardarla è un’esplicita dichiarazione di guerra. Inoltre la Siria ha come alleati la Russia e la Cina che sarà molto difficile tenere fuori dal conflitto. La Russia con le sue armi, la Cina con la sua potenza economica e tecnologica. Si sta quindi avverando ciò che avevo scritto sul Fatto del 11/10, e cioè che la guerra israelo-palestinese era l’inizio di una “guerra dei mondi” (l’unico vantaggio di questa guerra è che ha tolto dal centro degli obiettivi il buffone Zelensky).
Gli occidentali lamentano e si stracciano le vesti perché delle loro sofisticatissime tecnologie si sono impadroniti anche i cosiddetti “terroristi” islamici (si veda il bel pezzo di Massimo Gaggi sul Corriere del 13/10). Ma bisogna non conoscere la Storia per non sapere che prima o poi i nemici copiano e riproducono le armi con cui sono attaccati. Tutta la storia della difesa-offesa in guerra è fatta di armi micidiali, sempre più micidiali, seguendo la linea del progresso illimitato, per cui ad un’offesa si replica con una difesa altrettanto efficace. I cavalieri del Medioevo, i professionisti della guerra, di una guerra che, a differenza di quanto sta succedendo in questi anni, non coinvolgeva i civili, si opposero all’uso del fucile che consideravano un’arma sleale perché colpiva a distanza. Naturalmente persero la partita. Oggi siamo arrivati a mischioni inverecondi dove i soldati in carne ed ossa non contano più nulla rispetto ai droni e altre sofisticatissime armi fra cui c’è in primissimo piano l’informazione / disinformazione. La guerra moderna è una guerra d’informazione, fra fake news di cui nessuno può controllare l’attendibilità e di notizie vere che chiunque può trasformare in fake. L’unico modo per orientarsi in questo guazzabuglio è mandare i giornalisti sul campo perché ciò che si vede con i propri occhi è realtà (sia pur relativa come ricorda il film Rashomon di Kurosawa). Insomma ci vorrebbero tanti Ettore Mo, ma Mo è appena morto insieme all’informazione di guerra.
Joe Biden, improvvisamente risorto dal suo catafalco, ha ammonito gli israeliani a rispettare “le leggi di guerra”, ma queste leggi, che intendevano tutelare i civili e che rimasero valide sin quasi alla fine della Seconda guerra mondiale, e che furono rispettate, a parte alcuni orrendi massacri perpetrati dalle forze speciali delle Waffen SS, anche dagli sempre infamati nazisti, non esistono più. A sfondarle per primi furono proprio gli americani con i bombardamenti indiscriminati su Dresda, Lipsia, Stoccarda che erano diretti, per la stessa ammissione dei comandi politici e militari Usa, contro i civili per “fiaccare la resistenza del popolo tedesco”. Poi vennero le Atomiche su Hiroshima e Nagasaki a chiudere la questione. Per cui la ‘moral suasion’ dell’invalido Joe Biden, che pur essendo formalmente il comandante supremo delle forze americane fa fatica a reggersi in piedi, lascia il tempo che trova.
Eppure queste norme, chiamiamole così, “di cortesia”, sono esistite. Io stesso posso esserne testimone. Nel paesino del comasco in cui sono nato c’era una caserma con due giovanissime sentinelle. Passa il Piper inglese e lancia dei volantini in cui c’è scritto più o meno “Attenzione, guardate che tra poco bombardiamo”. Gli abitanti si affrettarono a fuggire nei boschi. I due guardiani della caserma rimasero al loro posto, erano o non erano le sentinelle? Mi sono sempre chiesto per chi e per che cosa erano morti quei ragazzi. Per Mussolini che, dopo tanta retorica sulla “bella morte”, che convinse molti ragazzi a sacrificarsi per Salò, fugge travestito da soldato tedesco? Per il Re e Badoglio che, in una confusione di bauli, di valige, di suppellettili fuggono da Roma lasciandola in balìa dell’esercito tedesco? Non avevano capito, quei ragazzi, che onore, lealtà, dignità erano valori che non contavano più. Né in pace né in guerra. Come dimostra anche l’orrendo guazzabuglio israelo-palestinese dove, fra stragi reali e intelligenza artificiale si combatte una guerra che della guerra ha perso, insieme all’epica, anche l’etica.
Il Fatto Quotidiano, 16.10.2023




