lunedì, agosto 02, 2021
I TRUCCHI DEI POLITICI PER “IMBRIGLIARE” I PM E FRENARE LE INDAGINI
Di Antonella Mascali
Da il FQ del 1 Agosto 2021
Non c’è solo la norma sul Parlamento che detterà ogni anno la linea ai procuratori sulle priorità di indagine, con buona pace della Costituzione, a preoccupare i pubblici ministeri.
Ci sono soprattutto un altro paio di norme, rimaste sotto traccia, che sono ritenute un’altra via della politica per imbrigliare le inchieste, per svuotarle e così, in molti casi, anche decisamente gravi, non farle arrivare a una sentenza definitiva, un accertamento delle responsabilità.
Stiamo parlando della disc overy anticipata degli atti all’indagato, cioè prima dell’avviso di conclusioni indagini (se ci sono certe condizioni) e della valutazione del giudice sulla data delle iscrizioni nel registro degli indagati da parte dei pm.
Il clima politico lo rende bene una battuta che girava alla Camera l’altro giorno, quando è stato approvato l’emendamento del capogruppo di Forza Italia in commissione Giustizia, Pierantonio Zanettin, su “i criteri più stringenti” per riaprire un’indagine: “Non è che le indagini possono essere riaperte da un procuratore qualunque”. Anche se questo emendamento non preoccupa i pm quanto le altre norme in ballo - che andiamo ora a spiegare - e che secondo il Csm hanno “rilevanti criticità”. In fase di indagini preliminari, il pm, se il Parlamento non apporterà modifiche rilevanti, sarà obbligato a scoprire le carte all’indagato prima della richiesta di archiviazione o di avviso conclusioni indagini (l’anticamera della richiesta di rinvio a giudizio) se non avrà preso la sua decisione in un tempo prefissato. Scrive il Csm, nel parere approvato quasi all’unanimità giovedì: la norma “così come è strutturata sembra non velocizzare la conclusione della fase in questione, né garantire maggiormente l’indagato e la persona offesa e rischia inoltre di incidere in maniera assai consistente sulle scelte del pm, sino a vanificare l’esito di sforzi investigativi impegnativi”. Perfino una richiesta di custodia cautelare che l’indagato può scoprire in anticipo, consentendogli magari di scappare.
“NON DI RADO –si legge ancora –il pm, sulla scorta del materiale probatorio raccolto nel corso delle indagini, si determina a richiedere misure cautelari”. Scrivere la richiesta di queste misure, che riguardano procedimenti complessi, magari con intercettazioni o dichiarazioni di collaboratori, “può richiedere tempi non brevi” e quindi questa discovery anticipata “preclude la percorribilità di una tale strada, svelando agli indagati il contenuto delle indagini effettuate”.
Ma c’è anche un altro punto controverso che, secondo il Csm, bisognerebbe modificare, dato che c’è il tempo, essendo anche questo nella legge delega: riguarda la novità del controllo del giudice, su richiesta delle parti, sulla “tempestività” dell’iscrizione di una persona nel registro degli indagati e quindi su una “tardiva ”iscrizione, che, se riscontrata, determina non solo una sanzione disciplinare per il pm, già prevista dalla legge attuale, ma l’inutilizzabilità degli atti compiuti fuori termine, secondo una valutazione discrezionale di un giudice. Può accadere, pertanto, che la questione si trascini fino in Cassazione e magari che in quella sede venga annullato un processo. “In assenza di criteri definiti”, scrive il Csm, il giudice decide “astraendosi dalle valutazioni effettuate dal pm” con un “palese margine di imprevedibilità e opinabilità”.
Il Consiglio fa pure degli esempi: “Si pensi al caso in cui il pm raccolga le dichiarazioni di un collaboratore di giustizia che riferisce di reati non conosciuti o accusi persone di cui non fornisce le precise generalità; ovvero, più semplicemente, acquisisca la denuncia relativa a un decesso avvenuto in un contesto ospedaliero, nel corso di un iter terapeutico al quale hanno preso parte più sanitari e paramedici. In queste ipotesi – prosegue la spiegazione del Csm – per individuare le persone da iscrivere, il pm dovrà preliminarmente valutare un materiale investigativo… in modo da evitare iscrizioni precoci e indiscriminate”. Proprio casi del genere, conclude il Csm, saranno “prevedibilmente quelli in cui più frequentemente si porrebbe un problema di tardiva iscrizione”. E ciò a scapito pure dei diritti di difesa perché il pm, per paura di vedersi dichiarati inutilizzabili gli atti, “prudenzialmente” potrebbe indagare su una persona anche solo per “un sospetto”.
domenica, agosto 01, 2021
Raphael Raduzzi
APPELLO AI MIEI EX COLLEGHI: ALMENO SMETTETELA DI RACCONTARE BALLE AI CITTADINI SU MAFIA E GIUSTIZIA
Faccio questo appello ai miei ex-colleghi del Movimento: ok, non avrete mai le palle di uscire dal governo che approva ‘la peggior riforma della giustizia della storia’ ma almeno abbiate la decenza di non raccontare 𝗯𝗮𝗹𝗹𝗲 sui processi per mafia.
𝗡𝗼𝗻 è vero che siete riusciti ad ottenere l’eliminazione dei reati di mafia dall’improcedibilità, cioè dalla nuova truffa semantica che fino a ieri si chiamava 𝗽𝗿𝗲𝘀𝗰𝗿𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲. La nuova normativa prevede infatti che il giudice possa prolungare il processo per mafia in appello, 𝘀𝗲 𝗲 𝘀𝗼𝗹𝗼 𝘀𝗲, lo stesso processo è ‘𝗽𝗮𝗿𝘁𝗶𝗰𝗼𝗹𝗮𝗿𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗹𝗲𝘀𝘀𝗼, in ragione del numero delle parti o delle imputazioni o del numero o della complessità delle questioni di fatto o di diritto da trattare’. Questa cazzata megagalattica che non ci hanno nemmeno permesso di discutere significa che se un giudice volesse prolungare un processo dovrebbe emettere un’ordinanza per giustificare la 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗶𝗰𝗼𝗹𝗮𝗿𝗲 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗹𝗲𝘀𝘀𝗶𝘁𝗮̀. E attenzione ai dettagli, quest’ordinanza è appellabile in cassazione. Cosa succederà quindi? Che chi può permettersi un buon avvocato farà di tutto per dimostrare che il suo processo potrà anche essere complesso ma non ‘𝗽𝗮𝗿𝘁𝗶𝗰𝗼𝗹𝗮𝗿𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲’. E così anche tantissimi processi di mafia andranno in fumo.
E non solo sarete complici nel mandare in fumo processi come quelli per 𝘀𝘁𝗿𝗮𝗴𝗲 (alla faccia dei Benetton), degli 𝗲𝗰𝗼𝗿𝗲𝗮𝘁𝗶 (leggete Sergio Costa cosa ne dice) e di tutti i 𝗿𝗲𝗮𝘁𝗶 𝗳𝗶𝗻𝗮𝗻𝘇𝗶𝗮𝗿𝗶 (ringraziano tutti i risparmiatori truffati dalle banche) ma siete pure riusciti a 𝗽𝗲𝗴𝗴𝗶𝗼𝗿𝗮𝗿𝗲 il testo base.
Avete capito bene! Altrochè impresa come scrive Emilio Travaglio.
Dovete infatti sapere che prima della trattativa degli ultimi giorni portata avanti dai nostri eroi della loctite, la norma Cartabia prevedeva per i giudici la possibilità, senza dover rendere conto a nessuno, di prorogare di un ulteriore anno in appello e di altri 6 mesi in Cassazione tutti i reati contro la Pubblica Amministrazione. Per intenderci stiamo parlando dei reati di 𝗰𝗼𝗻𝗰𝘂𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲, 𝗰𝗼𝗿𝗿𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝗹’𝗲𝘀𝗲𝗿𝗰𝗶𝘇𝗶𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗳𝘂𝗻𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲, 𝗖𝗼𝗿𝗿𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝘂𝗻 𝗮𝘁𝘁𝗼 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗮𝗿𝗶𝗼 𝗮𝗶 𝗱𝗼𝘃𝗲𝗿𝗶 𝗱'𝘂𝗳𝗳𝗶𝗰𝗶𝗼, 𝗰𝗼𝗿𝗿𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗶𝗻 𝗮𝘁𝘁𝗶 𝗴𝗶𝘂𝗱𝗶𝘇𝗶𝗮𝗿𝗶, 𝗶𝗻𝗱𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗶𝗻𝗱𝗲𝗯𝗶𝘁𝗮, 𝗰𝗼𝗿𝗿𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗶 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗮 𝗶𝗻𝗰𝗮𝗿𝗶𝗰𝗮𝘁𝗮 𝗱𝗶 𝘂𝗻 𝗽𝘂𝗯𝗯𝗹𝗶𝗰𝗼 𝘀𝗲𝗿𝘃𝗶𝘇𝗶𝗼, 𝗶𝘀𝘁𝗶𝗴𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗰𝗼𝗿𝗿𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲, 𝗽𝗲𝗰𝘂𝗹𝗮𝘁𝗼.
Ecco, grazie alla mitica mediazione di ieri ora succede che il potenziale corruttore potrà appellarsi all’ordinanza di proroga del processo in Cassazione. E, di nuovo, se la Cassazione verificherà che il processo non è poi ‘particolarmente’ complesso – che mica vuol dire che uno è innocente - basta che l’imputato o il capo d’accusa sia solo uno ad esempio e.. puff, non vi sarà alcuna proroga e il processo rischierà di andare in fumo.
Se non avete il coraggio di opporvi a queste porcate, almeno abbiate la decenza di raccontare a tutti i cittadini la vostra fallimentare realtà.






