sabato, marzo 05, 2022

Davide Casaleggio

 Un detto cinese recita: “Quando soffia il vento del cambiamento, alcuni costruiscono muri, altri mulini a vento”. La guerra in Ucraina sta dimostrando la resilienza delle criptovalute come sistema di gestione del valore.


Da una parte il governo Ucraino ha ritenuto come metodo più sicuro ricevere Bitcoin, Ethereum e Tether al posto del classico bonifico, raccogliendo nel giro di una settimana un valore pari a 50 milioni di dollari. https://buff.ly/3hl0cbm 

I vantaggi sono diversi come il fatto che non richiede di avere un sistema bancario nazionale funzionante (che ha bisogno di dipendenti che si recano al lavoro e palazzi integri), permette a chiunque di donare senza rischio di essere perseguitato (anche dalla Russia), permette di gestire transazioni (quasi) immediate. In breve è resiliente alla guerra.


Dall’altra i cittadini russi hanno visto il rublo crollare del 30% nel giro di una settimana dopo il congelamento di 600 miliardi di euro di riserve russe all’estero. Per questo motivo i cittadini russi hanno iniziato a convertire rubli in bitcoin per proteggere il valore e anche per bypassare le sanzioni e limitazioni sui pagamenti internazionali. Come conseguenza per la prima volta da sempre il Bitcoin (cresciuto del 20% in una settimana)  ha superato il Rublo in capitalizzazione di circolante https://buff.ly/2FvnloC (14esimo posto vs 21esimo).


In risposta il governo ucraino ha richiesto ai maggiori exchange mondiali di limitare l’accesso ai cittadino russi ricevendo però risposta negativa. https://buff.ly/3Ccvs5W  Se uno di questi exchange accettasse la richiesta diventerebbe di colpo non neutrale e gli utenti riverserebbero i loro valori in borsellini privati staccati dagli exchange in linea con l’idea massimalista delle criptovalute di non avere intermediari di sorta: #NYKNYC” (“not your keys, not your coins.”). Il CEO di Kraken, uno degli exchange più famosi, sembra pensare che possa accadere tramite un'imposizione degli Stati di appartenenza degli exchange. https://buff.ly/34fAx0F 

Se accadesse il sistema delle criptovalute diventerebbe ancora più resiliente e affidabile in situazioni critiche.

Bisogni


 Bisogn

venerdì, marzo 04, 2022

Jacopo Fo

 Incontro con il Santo Padre, ci sono andato con la delegazione delle vittime dell’uranio impoverito. È stato veramente un bell’incontro anche per me che non sono neanche battezzato. Il Papa ci ha accolti tutti senza mascherina e ci ha dato la mano. Un usciere mi ha spiegato che fa così dall’inizio della pandemia. Il Papa che ti incontra con la mascherina è un’altra cosa, guardarsi in faccia è importante. Trovo eroica questa scelta di esporsi al rischio per dare completamente la sua presenza alle persone che vanno da lui a chiedere conforto. Ha avuto parole amorevoli per le persone colpite da questo assurdo malanno… E lo Stato italiano continua a non riconoscere che i malati lo sono per cause di servizio. E le madri le mogli e le sorelle di soldati morti che erano nella delegazione erano molto emozionate e contente. Devo dire che anche io ero emozionato, ho grandissima stima per Papa Francesco, credo che stia portando avanti un’opera di riforma della Chiesa di grande portata. Mi è dispiaciuto leggere dei commenti aggressivi e volgari ai post che ho pubblicato su questo incontro. Molti non si rendono conto dell’opera di cambiamento graduale ma costante che il Papa è riuscito a mettere in atto. Al momento di andarcene ci ha accompagnati alla porta e ci ha nuovamente dato la mano uno per uno. Io gli ho regalato la stilografica a pennello di mio padre. Lui ha regalato a ognuno di noi dieci un libro e un rosario. Non lo userò per pregare ma sicuramente come portafortuna. Non sono credente ma sono scaramantico.

Il fatto quotidiano

 IL FATTO QUOTIDIANO Sabato 26 Febbraio 2022

L’ANALISI

»BARBARA SPINELLI

Paragonando l’invasione russa dell’Ucraina all’assalto dell’11 settembre a New York, Enrico Letta ha confermato ieri in Parlamento che le parole gridate con rabbia non denotano per forza giudizio equilibrato sulle motivazioni e la genealogia dei conflitti nel mondo. Perfino l’11 settembre aveva una sua genealogia, sia pure confusa, ma lo stesso non si può certo dire dell’aggressione russa e dell’assedio di Kiev. Qui le motivazioni dell’aggressore, anche se smisurate, sono non solo ben ricostruibili ma da tempo potevano esser previste e anche sventate. Le ha comunque previste Pechino, che ieri sembra aver caldeggiato una trattativa Putin-Zelensky, ben sapendo che l’esito sarà la neutralità ucraina chiesta per decenni da Mosca. Il disastro poteva forse essere evitato, se Stati Uniti e Unione europea non avessero dato costantemente prova di cecità, sordità, e di una immensa incapacità di autocritica e di memoria. È dall’11 febbraio 2007 che oltre i confini sempre più agguerriti dell’Est Europa l’incendio era annunciato. Quel giorno Putin intervenne alla conferenza sulla sicurezza di Monaco e invitò gli occidentali a costruire un ordine mondiale più equo, sostituendo quello vigente ai tempi dell’Urss, del Patto di Varsavia e della Guerra fredda. L’allargamento a Est della Nato era divenuto il punto dolente per il Cremlino e lo era tanto più dopo la guerra in Jugoslavia: “Penso sia chiaro – così Putin – che l’espansione della Nato non ha alcuna relazione con la modernizzazione dell’Alleanza o con la garanzia di sicurezza in Europa. Al contrario, rappresenta una seria provocazione che riduce il livello della reciproca fiducia. E noi abbiamo diritto di chiedere: contro chi è intesa quest’espansione? E cos’è successo alle assicurazioni dei nostri partner occidentali fatte dopo la dissoluzione del Patto di Varsavia? Dove sono oggi quelle dichiarazioni? Nessuno nemmeno le ricorda. Ma io voglio permettermi di ricordare a questo pubblico quello che fu detto. Gradirei citare il discorso del Segretario generale Nato, signor Wörner, a Bruxelles il 17 maggio 1990. Allora lui diceva: ‘Il fatto che noi siamo pronti a non schierare un esercito della Nato fuori dal territorio tedesco offre all’Urss una stabile garanzia di sicurezza’. Dove sono queste garanzie? ”. Per capire meglio la sciagura ucraina, proviamo dunque a elencare alcuni punti difficilmente oppugnabili. Primo: né Washington né la Nato né l’Europa sono minimamente intenzionate a rispondere alla guerra di Mosca con una guerra simmetrica. Biden lo ha detto sin da dicembre, poche settimane dopo lo schieramento di truppe russe ai confini ucraini. Ora minaccia solo sanzioni, che già sono state impiegate e sono state un falso deterrente (“Quasi mai le sanzioni sono sufficienti”, secondo Prodi). D’altronde su di esse ci sono dissensi nella Nato.

Alcuni Paesi dipendenti dal gas russo (fra il 40 e il 45%), come Germania e Italia, celano a malapena dubbi e paure. Non c’è accordo sul blocco delle transazioni finanziarie tramite Swift. Chi auspica sanzioni “più dure”non sa bene quel che dice. Chi ripete un po’ disperatamente che l’invasione è “inaccettabile” di fatto l’ha già accettata. Secondo punto: l’Occidente aveva i mezzi per capire in tempo che le promesse fatte dopo la riunificazione tedesca – nessun allargamento Nato a Est – erano vitali per Mosca. Nel ’91 Bush sr. era addirittura contrario all’indipendenza ucraina. L’impegno occidentale non fu scritto, ma i documenti desecretati nel 2017 (sito del National Security Archive) confermano che i leader occidentali– da Bush padre a Kohl, da Mitterrand alla Thatcher a Manfred Wörner Segretario generale Nato – furono espliciti con Gorbaciov, nel 1990: l’Alleanza non si sarebbe estesa a Est “nemmeno di un pollice”(assicurò il Segretario di Stato Baker). Nel ’93 Clinton promise a Eltsin una “Partnership per la Pace” al posto dell’espansione Nato: altra parola data e non mantenuta. Terzo punto: la promessa finì in un cassetto, e senza batter ciglio Clinton e Obama avviarono gli allargamenti. In pochi anni, tra il 2004 e il 2020, la Nato passò da 16 a 30 Paesi membri, schierando armamenti offensivi in Polonia, Romania e nei Paesi Baltici ai confini con la Russia (a quel tempo la Russia era in ginocchio economicamente e militarmente, ma possedeva pur sempre l’atomica). Nel vertice Nato del 2008 a Bucarest, gli Alleati dichiararono che Georgia e Ucraina sarebbero in futuro entrate nella Nato. Non stupiamoci troppo se Putin, mescolando aggressività, risentimento e calcolo dei rischi, parla di “impero della menzogna”. Se ricorda che le amministrazioni Usa non hanno mai accettato missili di Paesi potenzialmente avversi nel proprio vicinato (Cuba). Quarto punto: sia gli Usa che gli europei sono stati del tutto incapaci di costruire un ordine internazionale diverso dal precedente, specie da quando alle superpotenze s’è aggiunta la Cina e si è acutizzata la questione Taiwan. Preconizzavano politiche multilaterali, ma disdegnavano l’essenziale, cioè un nuovo ordine multipolare. Il dopo Guerra fredda fu vissuto come una vittoria Usa e non come una comune vittoria dell’Ovest e dell’Est. La Storia era finita, il mondo era diventato capitalista, l’ordine era unipolare e gli Usa l’egemone unico. La hybris occidentale, la sua smoderatezza, è qui. Il quinto punto concerne l’obbligo di rispetto dei confini internazionali, fondamentale nel secondo dopoguerra. Ma Putin non è stato il primo a violarlo. L’intervento Nato in favore degli albanesi del Kosovo lo violò per primo nel ’99 (chi scrive approvò con poca lungimiranza l’intervento). Il ritiro dall’Afghanistan ha messo fine alla hybris e la nemesi era presagibile. Eravamo noi a dover neutralizzare l’Ucraina, e ancora potremmo farlo. Noi a dover mettere in guardia contro la presenza di neonazisti nella rivoluzione arancione del 2014 (l’Ucraina è l’unico Paese europeo a includere una formazione neonazista nel proprio esercito regolare). Noi a dover vietare alla Lettonia – Paese membro dell’Ue – il maltrattamento delle minoranze russe. Non abbiamo difeso e non difendiamo i diritti, come pretendiamo? Nel 2014, facilitando un putsch anti-russo e pro-Usa a Kiev, abbiamo fantasticato una rivoluzione solo per metà democratica. Riarmando il fronte Est dell’Ue foraggiamo le industrie degli armamenti ed evitiamo alla Nato la morte celebrale che alcuni hanno giustamente diagnosticato. Ammettere i nostri errori sarebbe un contributo non irrilevante alla pace che diciamo di volere. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Pace


 Pace

Lorenzo Borré

 "Talvolta succede però, anche se molto di rado, che per uno strano capriccio il destino si assoggetti a uomini di scarso valore.

Allora -e questi sono i momenti più incredibili della storia dell'umanità- per un vertiginoso attimo il fato depone le sorti del mondo in mani del tutto inaffidabili.

Di solito un simile carico di responsabilità procura a questi individui più timore che compiacimento, e, coinvolti loro malgrado nel gran gioco del mondo, essi si lasciano quasi sempre sfuggire di mano, tremanti, la sorte propizia.

È raro che qualcuno sappia cogliere il momento favorevole, rivelandosi degno dell'opportunità ricevuta.

Ma le occasioni di grandezza si offrono solo per un attimo a chi grande non è:  una volta sprecate non si ripresentano più."

Stefan Zweig

Allegria