sabato, luglio 09, 2022

nEURO


 #crisi

“L'euro ci ha portati alla neuro.”
GIACOMO PEDERBELLI

venerdì, luglio 08, 2022

giovedì, luglio 07, 2022

Ricorso

 RICORSO CONTRO I VERTICI DEL M5S 2050, gli 8  ricorrenti ci spiegano perché.

8 sono quelli che "ufficialmente" hanno dato mandato all'avvocato Borrè ma sono molti di più i sostenitori e promotori della causa. 

Attivisti della prima ora e non che hanno creduto in un percorso di cambiamento di partecipazione dal basso, orizzontale, senza "capi ne padroni"...


NOI NE’ CON DI MAIO NE’ CON CONTE, SIAMO DALLA PARTE DELLA DEMOCRAZIA, SIAMO VITTIME COME LA PARTECIPAZIONE DAL BASSO.


Perché lo fate? 

Quante volte ci siamo sentiti rivolgere questa domanda negli ultimi mesi. E allora una risposta per tutti, una volta per tutte: i nostri ricorsi sono il frutto, sofferente, dello sconvolgimento dei principi e di quel patrimonio virtuoso che all'interno del M5S caratterizzava l'attivismo dei più. A fronte di un sempre più evidente, compiaciuto arroccamento nei palazzi e nei ruoli dirigenziali, abbiamo assistito impotenti al progressivo svuotamento delle procedure di democrazia interna che portavano a  scelte condivise. 


Da anni denunciamo le gravi violazioni della partecipazione democratica e lo abbiamo fatto e lo facciamo senza essere partigiani di Di Maio né di Conte: la situazione attuale e la scissione avvenuta nel movimento, sono evidentemente le principali  conseguenze delle correnti interne che si sono create proprio perché si è annullata la partecipazione reale degli iscritti, che ha generato lotte di potere tra i vari schieramenti che si sono formati ogni volta che è stato imposto un “capo” che non si limitava a fare da portavoce di una comunità, ma voleva costruire un partito a propria misura. 


Tutto ciò ha solo indebolito il nostro MoVimento, noi siamo dalla parte del rispetto dello statuto elaborato da mesi di confronto negli Stati Generali, siamo dalla parte della partecipazione dal basso, dalla parte dell'attivismo e non del correntismo d'apparato. 


Ci sentiamo vittime e per questo ci affidiamo alla giustizia, guardiamo con fiducia al 13 luglio, giorno in cui speriamo che il Tribunale di Napoli al termine della discussione finale del reclamo da noi proposto, possa riconoscere le nostre ragioni.

m5s


 #maestrosm

Ho scritto #m5s sulla sabbia e il vento a poco a poco, se l'è portato via con se.

mercoledì, luglio 06, 2022

Tommaso Merlo

 La democrazia sta diventando sempre più apparente. I governi nazionali sono in balia di lobby e tecnocrati mentre fette crescenti di sovranità passano dalle capitali ad entità sovranazionali senza volto. Il cittadino è ridotto a spettatore inerme e il sistema neoliberista sembra inarrestabile. Di fronte a tale deriva, i sovranisti propongono di tornare indietro e cioè di ridare potere alle nazioni. Ma non farebbe che peggiorare la situazione. La soluzione è andare avanti, non indietro. Che infatti il potere sia confluito verso entità sovranazionali, è più che logico e sensato. In un mondo sempre più globalizzato, i problemi sostanziali sono tutti di carattere globale e quindi solo entità sovranazionali possono provare ad gestirli. Dall’economia fino alla crisi ambientale, dalle questioni strategiche fino alle nuove frontiere tecnologiche e perfino alla salute. Il vero problema è che quelle entità sovranazionali non sono democratiche e trasparenti, sono cioè in balia di lobby tecnocratiche ed economiche che perseguono le loro allucinazioni egoistiche.

L’Unione Europea oggi è un baraccone tecnocratico in mano a lobby senza scrupoli, ma la soluzione non è rintanarsi a Roma, la soluzione è conquistare Bruxelles. Non è smantellarla e tornare ad anacronistiche nazioncine, ma è portare i cittadini in quei gelidi palazzi di vetro, è trasformare quella moscia ed ipocrita tecnocrazia in una Repubblica Federale europea. La soluzione è andare avanti non indietro in modo che comandi democraticamente la volontà popolare continentale. Lo stesso vale per la NATO. La guerra in Ucraina l’hanno decisa tecnocrati e lobby in qualche consesso altolocato mentre dei disastrosi vent’anni in Afghanistan non ha risposto nessuno. Temi come la guerra son stati del tutto sottratti ai cittadini. Ma la soluzione non è uscire della NATO o smantellarla, ma è renderla democratica e trasparente. La soluzione è fare in modo che tali sovrastrutture rispondano alla volontà popolare. E se i cittadini occidentali oggi sono in gran parte per il disarmo e il rigetto della guerra, strutture come la NATO si dovranno adeguare.
Ma c’è di più. Viviamo una deriva neoliberista che ci sta portando all’autodistruzione. Una deriva anch’essa globale. Pensare di modificare da soli il nostro deleterio modello economico e di vita, è una follia. Da anni ormai ci scanniamo tra noi alle elezioni e dopo il voto non cambia mai niente. Questo perché quello neoliberista è un modello di matrice occidentale che ha contaminato il pianeta. Discostarsene è difficile e pericoloso. Se paeselli come l’Italia osassero ribellarsi al pensiero dominante, farebbero una brutta fine. I mercati finanziari ci farebbero fallire nel giro di qualche ora. Viviamo sotto ricatto. Il mondo poi continuerebbe sereno verso l’autodistruzione travolgendoci. Il modello neoliberista lo possiamo cambiare solo insieme ai popoli che hanno maturato le nostre stesse consapevolezze e vogliono anch’essi reagire. Non siamo soli e per cambiare davvero il devastante modello neoliberista dobbiamo unirci, non isolarci.
Se un paesello come l’Italia si rinchiudesse, l’unico risultato che otterrebbe sarebbe di diventare ancora più vittima delle decisioni altrui. Esattamente il contrario di quello che sostengono i sovranisti. Se il gioco è diventato globale, l’unico modo per toccare palla è partecipare a quella partita globale. Per riconquistare la sovranità perduta, noi cittadini dobbiamo avanzare non arretrare. Dobbiamo rimpossessarci delle nostre democrazie nazionali e poi proseguire con le entità sovranazionali. Dobbiamo tornare a contare dove vengono prese davvero le decisioni. Viviamo in una democrazia apparente che ci usa invece che servirci. Per reagire dobbiamo alzare la testa invece che abbassarla. In modo da vedere al di là dei confini anche mentali che ci limitano. Dobbiamo unirci invece di dividerci. In modo da sviluppare forza democratica capace d’incidere sulla storia. Oggi più che mai la causa politica di fondo è comune a tutti gli esseri umani ed è quella di affrontare le sfide globali per evitare l’autodistruzione e costruire un mondo migliore.
Tommaso Merlo

Decrescita


 #decrscitafelice #redistribuire

Dopo la pandemia del covid 19, guerra, inflazione, caldo e siccità la strada da percorrere è là decrescita felice contrapposta alla crescita infelice.
Con il circolo delle otto R:
Rivalutare, riconcettuallizzare, ristrutturare, ridistribuire, rilocallizzare, ridurre, riusare/riciclare.
Tutte insieme possono portare, nel tempo, ad una decrescita serena, conviviale e pacifica.

martedì, luglio 05, 2022

Tommaso Merlo

 Lo stallo neoliberista e il vero cambiamento

Le consapevolezze dei cittadini si sono evolute, quelle dei politicanti no. Per questo regna il disgusto. C’è un fossato tra realtà e politica eppure non cambia mai nulla. Si sa, la politica attrae i più spregiudicati. Coloro che ambiscono a potere, visibilità e soldi. E una volta messo piede nei palazzi, la propaganda lascia spazio “alle cose serie” e ai compromessi per “ragioni di stato”. Da irriducibili idealisti a molli tecnocrati. Tra marmi e arazzi, l’ego del politicante si gonfia facendogli scordare chi è e cioè un povero cristo qualunque e soprattutto chi l’ha votato e il perché. E così le loro misere carriere vengono spacciate come politica e i loro interessi con quelli del paese. Una sorta di allucinazione collettiva elitaria. I politicanti si racchiudono in un mondo tutto loro fatto di frasi fatte a mitraglia e stantie routine di categoria. Tra cravatte e nauseanti assise, se la cantano e se la suonano da soli mentre non cambia mai nulla e il pianeta va in malora. Già, il cambiamento politico è una cosa seria. E se oggi non avviene è perché a chi detiene il potere non conviene. Una democrazia vera per i politicanti vecchio stampo significherebbe l’estinzione e per le lobby economiche perdere soldi e cioè tutto. Il risultato è noto, il mondo sta andando in malora mentre Lorsignori portano a passeggio il loro misero ego.
La storia ci insegna che il cambiamento sorge solo dal basso, quando cioè i cittadini maturano nuove consapevolezze e si organizzano per realizzarle. Questo vale ancora di più oggi in cui imperversa il pensiero unico neoliberista e sotto sotto i partiti son tutti uguali. Il loro giochetto è antico, dividi et impera. I politicanti aizzano i cittadini gli uni contro gli altri sotto elezioni e poi finisce tutto in ordinaria amministrazione egoliberista. Produrre e consumare roba, suolo e la propria vita. Oggi non ci sono idee politiche diverse, ci sono gruppi politici diversi che si contendono il potere e una volta impoltroniti seguono la stessa corrente. Gruppi che infatti son pronti ad abbracciarsi il giorno dopo il voto se gli conviene. Se i cittadini vogliono cambiare prima che sia troppo tardi, devono smetterla di farsi dividere e manipolare e devono invece unirsi. Il tempo delle divisioni verrà dopo. Quello di salvare se stessi e il pianeta è un obiettivo comune sempre più urgente. L’unica vera divisione politica di oggi è quella tra chi vuole cambiare davvero e chi no. È tra cittadini ed élite. Ma è anche tra chi è consapevole della realtà e chi invece la ignora.
Il pericoloso stallo che stiamo vivendo, è infatti aggravato da una informazione che invece di essere al servizio dei cittadini e della verità, è al servizio di politicanti e lobby economiche che la mantengono. Molti cittadini non capiscono la gravita della situazione perché vengono quotidianamente imbesuiti dall’informazione di sistema che ha come scopo principale proprio la protezione del sistema. L’informazione serve a convincere i cittadini che viviamo il miglior mondo possibile e non vi siano alternative. Convincerli che quella vigente sia una politica degna e una democrazia vera a cui stare al gioco. Convincerli che la deriva consumista abbia senso e non sia invece follia autodistruttiva per se stessi e per il mondo. L’informazione serve sia a copre l’emergenza in atto sia a denigrare e quindi prevenire ogni tentativo di cambiamento o voce fuori dal coro. L’informazione è parte del problema invece che della soluzione. Se poi fette crescenti di cittadinanza nauseata rinunciano ad informarsi, meglio ancora. Meno cittadini conoscono la realtà, più il sistema e i suoi alfieri dormono sogni tranquilli.
Già, il cambiamento politico è una cosa seria. È una lotta di potere tra chi vuole girare pagina storica e chi no. Per cambiare davvero serve slancio ideale e coraggio. Serve disinteresse e integrità e anche una dose d’incoscienza perché si tratta di tentare strade nuove. Tutte qualità che solo i cittadini possono avere. Perché liberi e disinteressati, perché immersi nei fallimenti del presente e ansiosi di un futuro migliore. Perché tra i cittadini i sogni collettivi prevalgono sulle meschinità individuali. Il mondo sta andando in malora mentre Lorsignori portano a passeggio il loro misero ego. Oggi regna il disgusto perché i cittadini sono più evoluti dei politicanti, ma per cambiare davvero i cittadini devono unirsi e smetterla di farsi usare, devono informarsi e devono organizzarsi per concretizzare le loro nuove consapevolezze. In democrazia è un ruolo che spetta solo a loro.
Tommaso Merlo